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di
ALBERTO FARASSINO
EMMENO
un ultimo soggiorno nella clinica tedesca
da cui è uscito miracolosamente
guarito uno dei suoi amori, il zzista
Stan Getz, hasalvato la vita a Gianni
Amico, ucciso da un tumore l'altro ieri
all' età di 57 anni. Gianni Amico
era un regista di cinema, un appassionato
di jazz e un innamorato del Brasile.
A
Genova, nei primi anni Sessanta, organizzava
un festival di cinema latino?americano
in cui grano arrivati p er la prima volta
in Europa i film del "cinema novo
e aveva fatto pubblicare una pionieristica
storia del cinema brasiliano. Il suo primo
bellissimo film si chiamava Tropici ed
era stato girato nel 1968 fra la miseria
e la desolazione del sertao: un pezzo
di autentico cinema novo fatto da un italiano.
Ma
Gianni Amico era dentro il cinema non
solo quando riusciva a girare un suo film.
Ha collaborato come aiuto o sceneggiatore
con Rossellini per Era notte a Roma, con
Bertolucci per Prima della rivoluzione
(dove faceva anche una parte memorabile,
l'amico del protagonista che gli parla
di Hawks e dì "Il fiume rosso),
con Godard per Vento dell'Est, con Glauber
Rocha ber Il leone a sette teste. Tutto
il nuovo cinema degli anni Sessanta?Settanta
gli deve qualcosa, forse senza saperlo
e certamente senza che lo sapessero gli
i spettatori, anche quelli che gli i titoli
di coda fino all'ultimo nome dell'ultimo
macchinista.
Ma
anche se raramente il suo nome arrivava
sugli schermi da protagonista, e se sembrava
sempre che passasse troppo tempo fra un
suofilm e il successivo, a rivedere ora
la sua carriera ci si accorge che essa,
oltre che bella, coerente e appassionata
non e stata affatto scartna. Film per
la televisione concentrati e attenti alle
sfumature come L'inchiesta (1970) sceneggiato
assieme a Bernardo Bertolucci, Ritorno
(1972) scritto assieme a un altro suo
amico anch'egli troppo presto scomparso,
Enzo Ungari, Le cinque stagioni, lungo
e applauditissimo film alla Mostra di
Venezia del 1975 e poi sceneggiato a puntate
in tv, tutto ambientato m un ospizio peranziani
e interpretato da tutti i più deliziosi
vecchi attori del cinema italiano.
Poi
Le affinità elettive, del 1978,
sceneggiato classico fatto "persbaglio",
nato cioè da unlapsus di titolo
nel fare unaproposta alla Rai, grazie
al quale comunque si vide perla prima
volta un'opera di Goethe sul piccolo schermo.
Alla
musica Amico aveva dedicato un documentario
molto visto nei cineclub e nelle rassegne
sul tema, Appunti per un film sul jazz
con Gato Barbieri, un altro film del suo'68
brasiliano, Ahi vero o samba e, dopo aver
lavorato a lungo ad un progetto di musical
go girare nel suo Brasile che sarebbe
stato forse il suo film più bello
e congeniale, stava preparando prima che
la malattia lo fermasse un film sul chitarrista
Django Reinhardt.
Per
il cinema da grande schermo, quello che
più amava da cinéphile e
più sapeva fare da regista, aveva
diretto nel 1983 una commedia divertente,
intelligente ma sfortunata, Io con te
non ci sto più, prodotta dal suo
amico Bertolucci, e più recentemente
un film di commissione ma non di maniera,
Un amore sconosciuto, presentato all'ultimo
Festival di Rotterdam.
Lascia
la moglie Fiorella, montatrice cinematografica,
e un figlio che si chiama Olmo, il nome
di un personnagio di un film che amava.
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