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Rep 4/XI/1990
Collaboroò con Rossellini e Bertolucci
E'morto il regista
Gianni Amico

 

di ALBERTO FARASSINO

EMMENO un ultimo soggiorno nella clinica tedesca da cui è uscito miracolosamente guarito uno dei suoi amori, il zzista Stan Getz, hasalvato la vita a Gianni Amico, ucciso da un tumore l'altro ieri all' età di 57 anni. Gianni Amico era un regista di cinema, un appassionato di jazz e un innamorato del Brasile.

A Genova, nei primi anni Sessanta, organizzava un festival di cinema latino?americano in cui grano arrivati p er la prima volta in Europa i film del "cinema novo e aveva fatto pubblicare una pionieristica storia del cinema brasiliano. Il suo primo bellissimo film si chiamava Tropici ed era stato girato nel 1968 fra la miseria e la desolazione del sertao: un pezzo di autentico cinema novo fatto da un italiano.

Ma Gianni Amico era dentro il cinema non solo quando riusciva a girare un suo film. Ha collaborato come aiuto o sceneggiatore con Rossellini per Era notte a Roma, con Bertolucci per Prima della rivoluzione (dove faceva anche una parte memorabile, l'amico del protagonista che gli parla di Hawks e dì "Il fiume rosso), con Godard per Vento dell'Est, con Glauber Rocha ber Il leone a sette teste. Tutto il nuovo cinema degli anni Sessanta?Settanta gli deve qualcosa, forse senza saperlo e certamente senza che lo sapessero gli i spettatori, anche quelli che gli i titoli di coda fino all'ultimo nome dell'ultimo macchinista.

Ma anche se raramente il suo nome arrivava sugli schermi da protagonista, e se sembrava sempre che passasse troppo tempo fra un suofilm e il successivo, a rivedere ora la sua carriera ci si accorge che essa, oltre che bella, coerente e appassionata non e stata affatto scartna. Film per la televisione concentrati e attenti alle sfumature come L'inchiesta (1970) sceneggiato assieme a Bernardo Bertolucci, Ritorno (1972) scritto assieme a un altro suo amico anch'egli troppo presto scomparso, Enzo Ungari, Le cinque stagioni, lungo e applauditissimo film alla Mostra di Venezia del 1975 e poi sceneggiato a puntate in tv, tutto ambientato m un ospizio peranziani e interpretato da tutti i più deliziosi vecchi attori del cinema italiano.

Poi Le affinità elettive, del 1978, sceneggiato classico fatto "persbaglio", nato cioè da unlapsus di titolo nel fare unaproposta alla Rai, grazie al quale comunque si vide perla prima volta un'opera di Goethe sul piccolo schermo.

Alla musica Amico aveva dedicato un documentario molto visto nei cineclub e nelle rassegne sul tema, Appunti per un film sul jazz con Gato Barbieri, un altro film del suo'68 brasiliano, Ahi vero o samba e, dopo aver lavorato a lungo ad un progetto di musical go girare nel suo Brasile che sarebbe stato forse il suo film più bello e congeniale, stava preparando prima che la malattia lo fermasse un film sul chitarrista Django Reinhardt.

Per il cinema da grande schermo, quello che più amava da cinéphile e più sapeva fare da regista, aveva diretto nel 1983 una commedia divertente, intelligente ma sfortunata, Io con te non ci sto più, prodotta dal suo amico Bertolucci, e più recentemente un film di commissione ma non di maniera, Un amore sconosciuto, presentato all'ultimo Festival di Rotterdam.

Lascia la moglie Fiorella, montatrice cinematografica, e un figlio che si chiama Olmo, il nome di un personnagio di un film che amava.

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