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3/XI/1990
E' morto ieri a Roma Gianni Amico
Regista dell'utopia
fu il poeta della tv
Aveva lavorato soprattutto per la Rai - Tra le sue opere
"Racconto di Natale" e "Le cinque stagioni"

 

ROMA - E' morto ieri il regista Gianni Amico.
Da tre mesi soffriva di un tumore al pancreas.


di MORANDO MORANDINI


"Come mai mi telefonate tanto spesso? State già preparando il coccodrillo?". Così diceva Gianni Amico al telefono poche settimane fa. Poi, in un fievole sobbalzo di allegria: "La sai la storiella del coccodrillo? Le sue ultime parole in punto di morte? Per favore, niente lacrime". E' sempre difficile parlare della morte di un amico, soprattutto quando è più giovane di noi. Cercherò di essere lucido.

Nato a Loano il 27 dicembre 1933, aveva fatto i suoi primi passi professionali come direttore della Rassegna del Cinema Latino Americano che, per iniziativa del Columbianum del padre gesuita Angelo Arpa, si svolse nei primi anni Sessanta a Santa Margherita e in altri centri della Liguria di Levante. Nacque allora il suo interesse qualcosa di più: l'amore per l'America Latina e per la sua cultura (la musica, soprattutto) che nel 1968 lo portò a dirigere "Tropici", il suo primo film lungo di finzione, dopo aver fatto le prove di apprendistato con i documentari "Noi insistiamo" (1964) e "Appunti per un film sul jazz" (1965) e tre puntate per la Rai sul samba brasiliano. L'ultimo progetto al quale stava lavorando era un film sul grande chitarrista jazz, d'origine zigana, Django Reinhardt.

Se si toglie "Io con te non ci sto più" (1983), deliziosa commedia sofisticata che non ebbe successo (gli era stata prodotta da Bernardo Bertolucci, di cui era amico e collaboratore fin dai tempi di "Prima della rivoluzione"), tutto il suo lavoro si è svolto nel quadro della televisione di Stato: due film ("L'inchiesta", 1970; "Ritorno", 1972), lo sceneggiato originale in quattro puntate "Le cinque
stagioni" (1975), un adattamento di "Le affinità elettive" (1977) di Goethe, "Lo specchio rovesciato" (1980), inchiesta in tre parti sulla compagnia dei portuali genovesi.

Tra i suoi film a me è particolarmente caro " Le cinque stagioni", ambientato in una casa di riposo per anziani dove un gruppo di ospiti decide di costruire un presepe per vincere il premio di 3 milioni di un concorso.

Sui temi della costruzione dell'utopia, della realizzazione di un sogno collettivo e della riscoperta del lavoro come creatività e sforzo comune, Gianni Amico ha fatto un film di grande felicità espressiva, commovente e divertente. E' uno dei più poetici "Racconti di Natale" che abbia mai visto sullo schermo. Se la volgarità dei tempi e la rincorsa forsennata agli indici di ascolto lo ermettessero, la Rai potrebbe rimandarlo in onda. Sarebbe un bel regalo di Natale per il pubblico e un omaggio a un regista che, tra le sue tante qualità, non aveva quelle che servono al successo.

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