The tribute | Italian
press XI/1990 | Brazilian
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Torino
Film Festival Jean-Louis Comolli | Enrico Rava | Bruno
Torri-Torino | Piero Pruzo | Alberto Farassino Renato Nicolini | Morando Morandini
| Mario Nicolao | Edmarcia Alves de Andrade
David Neves-David Eulalio Neves | Araujo Neto | Paulo Cezar Saraceni | Sylvie Pierre Altan - Francesco Tulio Altan | Ruda de Andrade | Joel Barcellos | Bruno Torri |
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Anno
XLVII / N. 299 Sabato 3/XI/1990
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Aveva
57 anni. Stamattina i funerali
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Morto
il regista
Gianni Amico
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Fra
cinema, Tv e musica jazz
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ROMA
È
morto ieri a Roma Gianni Amico, regista
di cinema, televisione, documentari, sceneggiatore.
Era nato a Loano il 27 dicembre del 1933.
Come sceneggiatore Amico aveva collaborato
con Bernardo Bertolucci a film come "Prima
della rivoluzione" e "Partner"
mentre tra le sue opere di regista cinematografico
vengono ricordati i film "Inchiesta",
"Le cinque stagioni" ed "Io
con te".
Un
nome, perciò, legato ad una stagione
assai particolare deel nostro cinema"
proiettata verso mutamenti fondamentali
nei rapporti tra il grande schermo, la
società italiana, il pubblico:
Tutti elementi riflessi nelle successive
esperienze, sospese fra musica intelligente
ed importanti esperienze di regia televisiva.
Grande appassionato di jazz, Gianni Amico
è stato tra i pochi registi a dedicarsi
alla musica; afro americana realizzando.
opere come "Noi insistiamo",
ispirato ad un celebre disco di Max Roach,
"Appunti su un film di jazz".
Prima di abbandonare l'attività
a causa della malattia, Amico stava lavorando
a un film sul celebre chitarrista zigano,
Django Reinhardt. Per la televisione aveva
diretto "Le affinitè elettive".
I funerali si svolgeranno questa mattina
alle 11 presso la chiesa del "Quo
Vadis".
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Il
regista Gianni Amico |
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IL
SECOLO 3/XI/1990
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Gianni
Amico, l'utopia allavoro
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Sempre
in cerca di una dimensione poetico-politica
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ROMA
- E' morto, dopo tre mesi di una grave
malattia, il regista Gianni Amico. Era
nato a Loano nel 1933. Era creseiuto a
Genova dove aveva svolto intensa attività
nel campo dei cineclub e dei Columbianum
prima di trasferirsi a Roma e intraprendervi
carriera di regista.
Nei
giorni scorsi, mentre le agenzie davano
notizia dei nuovo festival de] cinema
latino americano in corso a Trieste, é
capitato piá volte di pensare a
Gianni Amico. A1 giovanissimo Gianni Amico
che trent'anni fa, a Santa Margherita,
dirigeva Ia prima rassegna che di quel
cinema fosse mai stata concepita in Europa.
L'idea era nata a Genova, nell'ambito
dei Columbianum appena fondato da padre
Arpa, il quale l'aveva affidata operativamente
ad un gruppo di ragazzi in gamba, fra
cui, appunto Amico, ch'egli aveva conosciuto
come battagliero frequentatore dei cineclub
genovesi. Amico, che viveva allora a Cornigliano,
faceva parte di un gruppo di giovani di
sinistra, molto vivace mtellettualmente,
che avevano trovato nel cinema un fertile
campo alia discussione. Amico le quattro
edizioni della rassegna le due di Santa
Margherita e le due di Sestri Levanta
con una lucidità e un'eficienza
sorprendenti, con una maturità
in cui coesistevano con naturalezza coraggio
e diplomazia. Basta pensare a quel che
Ia rassegna significò, non soltanto
per gli autori e le scuole che fere conoscere
da Torre Nilsson a Birri a Rocha, e il
nuovo cinema brasiliano, e tutto il Bunuel
messicano ma anche per i risvolti politici
e i rapporti intefnazionali. Fu proprio
Ia rassegna, tanto per fare un esempio,
a segnare ufficialmente Ia fine dell'isolamento
diplomatico di Cuba.
Ma
intanto l'esperienza ai Columbianum e
i i contatti con gli esponenti di molte
cinematografie avevano spinto Amico a
tentare Ia strada diretta della creazione.
Nel '63 si trasferi a Roma fece subito
un po' di tutto, dai cosceneggiatore all'aiuto
regista. E l'attore: in "Prima della
rivoluzione" di Bertolucci, dove
impersonava un cinéphile delirante
fanatico di Godard. Un personaggio di
fantasia, ma neppurc tanto. Chi ha conosciuto
Amico in quegli anni ricorda il suo appassionato,
quasi febbrile, eppure raziocinante, discorrere
di nouvelle vague, di Godard e della Varda.
Per non parlare dei Fellini di allora
(era stato uno dei primi a leggere Ia
sceneggiature de ''La dolce vita",
e ad entusiasmarsene). Sul set come regista
arrivò grazie ad alcuni documentari.
Uno dei primi che firmo fu "Noi insistiamo"
(1965), di un disco di Max Roach (il jazi
era un altro dei suoi grandi intéressi).
Vennero poi i Jungometraggi, da "Tropici",
girato in Brasile (1967), sull'odissea
duna famiglia che emigra dal nord'est
a San Paolo, a "L'inchiesta"~
ambientato in Liguria (1967), da "Central
Park" (1972), realizzato a Nem York
a "Le cinque stagioni" (1975)
per il quale fece un breve ritorno "a
casa": é Ia storia di alcuni
ospiti dell'istituto per anziani di Coronata
(attori Tino Carraro Gianni Santuccio,
Isa Miranda, Carlo Romano, Laerte Ottonelli),
per i quali Ia costruzione di un prese-pio
diventa Ia costruzione dell'utopia. "Questo
si che è un film político",
dirá Amico in un'intervista. E
niente meglio di questa osservazione potrebbe
sintetizzare Ia sua personale ideologia.
Girò
poi numerosi corto e mediometraggi per
Ia tv, fra i quali una notevole ricostruzione
dei passaggio di Segantini a Manarola,
nonché un altro film a soggetto,
una commedia: "Io con te non ci sto
piú" (1984) con Monica Guerritore.
Ma sempre nel segno di quel credo che
per lui era stato il cinema degli anni
Sessanta.
Piero
Pruzzo
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IL
SECOLO 3/XI/1990
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| RASSEGNE
Da
lunedì al Lumière di Genova
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Visconti
Film per Film
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GENOVA
- Non si finisce mai di misurarsi con
il cinema di Visconti. Sugli schermi dei
mondo s'avvicendano le tendenze, gli autori,
le tecnologie, ma l'opera dei grande regista
italiano non per questo perde di interesse
e di attualità. Ne sono testimonianze
i convegni, i cicli, i libre a lui intitolati
che continuano a crescere di numero e
di significato (di questi giorni è
l'arrivo in libreria di un ampio, rigoroso
studio in tre volumi a firma Lino Miccichè,
editore Marsilio). Un contributo a questa
rilettura di Visconti viene ora dal Cineclub
Lumière di Genova, che annuncia
una "personale" completa di
tutta Ia sua attività cinematografica.
Anzi, con un prologo, lunedi 5, che va
a recuperare tre f lm di Renoir cui Visconti,
giovanissimo, prese parte come assistente
regista e come costumista o sceneggiatore:
"Tone"(1934), "Une partie
de campagne"(1936), "La Tosca"(1940).
Si
tratta proprio di quel tirocinio che,
insieme a una selezionata frequentazione
degli avvenimenti culturali, affinò
i mezzi nel futuro regista nel segno di
un realismo umanistico e poetico di nuovo
impatto. Nuovo almeno nel panorama produttivo
italiano, entro il quale Ia prima regia
viscontiana, "Ossessione"(1943),
fece un effetto dirompente con il suo
quadro ambientale e Ia sua verità
umana, anche se Visconti, in quel momento,
non era il solo in Italia a mettere in
evidenza sugli schermi un volto dei paese
che Ia facciata ufficiale (a dispetto
di certe ricorrenti insegne populistiche)
preferiva ignorare. Non si dimentichino
i segnali che venivano da "Sissignora"
di Poggioli, da "Fari nella nebbia"
di Franciolini, da "Quattro passi
fra le nuvole" di Blasetti, da "I
bambini ci guardano" di De Sica,
tutti film che, fra il '42 e il'43, aprivano
spazi nuovi, variamente realistici, nel
conformistico panorama delle commediole
bor-
ghesi o delle giostre in costume. Quello
che distingueva però Visconti era
una più aggiornata maturità
culturale (nell'ispirazione letteraria
come nella ricerca stilistica) e un più
cosciente impegno civile.
Bene.
Sarà interessante ripercorrere
ancora una volta questo itinerario dal
suo primo svolgersi (appunto "Ossessione",
e poi "La terra trema" e "Bellissima")
alla sua varia crescita (da "Senso"
a "Rocco e i suoi fratelli",
da "Il gattopardo" a "La
caduta degli dei", da "Morte
a Venezia" a "Ludwig")
senza escludere nessuno degli altri titoli
che scandiscono una carriera di grandissima
forza rappresentativa, anche là
dove un certo compiacimento intellettualistico
o una certa enfasi melodrammatica. sembrano
raggelare alquanto la materia (come in
"Notti bianche" o ne "Lo
straniero" o in "Gruppo di famiglia
in un interno").
L'unico rammarico, per il Cineclub Lumière,
è di non poter proiettare tutto
nello stretto ordine cronologico. La disponibilità
dei film, in queste retrospettive, deve
infatti fare i conti con troppe contingenze;
e nonostante l'interessamento dei vari
enti che per l'occasione collaborano con
il Lumière dal Centro Culturale
Galliera alla Cineteca Griffith, alla
Cineteca Nazionale accadrà, per
esempio, che "Morte a Venezia"
(1971) precederà, martedì
20, "Il gattopardo" (1963),
previsto lunedì 26. I film, in
genere, saranno due la settimana. L'intero
ciclo si concluderà a gennaio.
Diamo qui intanto il calendario di novembre:
lunedì 5, l'accennato "evento"
con i tre film di Renoir; martedì
6 "Ossessione"; giovedì
8 "La terra trema"; martedì
13 "Bellissima"; giovedì
15 "Senso"; martedì 20
"Morte a Venezia"; giovedì
22 "Rocco e i suoi fratelli";
lunedì 26 "II gattopardo";
giovedì 29
"Vaghe stelle dell'orsa".
P.P.
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