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L'UNITA 9/XI/1990
NOTTURNO ROSSO
RENATO NICOLINI
Il ruolo corsaro
di un amico generoso

 

Tornando a Roma da Correggio, dove ero andato per vedere Patrizia (Sacchi) nel Miles Gloriosus di Plauto, contaminato con i Pagionamenti di Francesco Andreini (Le due commedie in commedia Amore nello Specchio, etc.) e messo in scena da Scaparro come se fosse Una rappresentazione nello stile della commedia dell'arte del '600; e da Modéna, dove avevo visto la splendida mostra di Enzo Cucchi intitolata a Roma, con i quadri appesi in equilibrio oscillante su fili tesi, un'immagine straordinaria del Colosseo come modulo della Torre di Babele, ed in catalogo, nel dialogo Immaginario tra Roma e Napoli firmato da Achille Bonito Oliva, la rivendicazione del Mila Gloriosus di Plauto come uno dei caratteri fondamentali della strana gloria di Roma: sento alla, segreteria telefonica di casa la voce di Bernardo Bertolucci. E l'allegria del viaggio scompare di colpo: perché già so ciò che quella voce voleva annuciarmi due giorni primá: la morte di Gianni Amico. Mi dispiace di non averlo visto un'ultima volta, nel breve periodo del suo ultimo ritorno a Roma, dopo aver tentato di trovate in Germanla una cura al cancro che lo stava consumando. Lo ricorderò così come l'ho visto l'ultima volta, piombando a casa sua verso mezzanotte dopo un interminabile consiglio comunale.

Nella nuova casa, vici no a Villa Pamphili, si era trasferito da poco, lasciando con qualche dispiacere la vecchia di Prati, via Monte Zebio. Era fiero della piccola terrazza, poco più di un balcone; dove - pensava - si sarebbe potuto mangiare all'aperto nei' 'giorni d'estate. "L hai comprata?", gli ho domandato; e Gianni si è quasi messo a ridere, come potevo pensarlo? comprare casa lui, che non ha mai posseduto nulla. Mentre dava molto.

Gianni Amico era uno di quegli intellettuali, sempre più rari, ché sentono la cultura come qualcosa che non appartiene soltanto a loro; che non è solo creatività individuale, ma linguaggio, sentimenti, aspirazioni comuni con altri. Proprio per questo, poteva essere ed era molto esigente, per nulla disposto a concedere qualcosa al conformismo della società di massa Oltré ad essere un autore ai cinéma, nella cui scarna filmografia non c'è nulla di superfluo e di occasionate Y sarebbe bello rivedere il suo ultimo film, una delicata commedia sulla mancanza di case, interpretato da Victor Cavallo e Monica Guerritore Gianni Amico aveva prodotto Strategia del ragno, ed era stato così produttore di Bemardo Bertolucci in un momento per lui delicato e difficile.

La sua generosità insomma lo spingeva ad un ruolo corsaro, ad impegnarsi in campi dove c'e molto da perdere; a non rinchiudersi nel comodo albergo di un unico ruolo. Da me era venuto quanto era assessore, per propormi "un grande progetto", una manifestazione sulla cultura brasiliana, naturalmente intitolata: "Samba!". Il samba percorre - mi spiegava - la cultura brasiliana; non la esaurisce, ma ne è l'elemento costitutivo. Scrivono samba i grandi poeti del Brasile, come Vinicius de Moraes e come Chico Buarque. Accanto al samba, pensavamo di offrire i film di Glauber Rocha, le commedie con Sonia Braga, una grande mostta di "arte plumaria" degli indios del Brasile, il grane barocco di Salvador de Bahia, i giardini di Burle Marx e le architetture di Oscar Niemeyer, il sogno di Brasilia a metà tra Don Bosco ed il populismo di sinistra. Per realiz tarlo, siamo andati in Brasile.

In Brasile abbiamo inseguito il ministro Pecora, allora sottosegretario al bilancio, un uomo molto potente in quel momento di trapasso tra la dittatura militare e là democrazia, alla vigilia delle elezioni. Il nostro. ragionamento era semplic: la logica degli scambi culturali è antitetica a quella della dittatura, è veleno per i colonnelli; cerchiamo perciò di spingere il governo brasiliano ad autodistruggersi credendo di rafforzarsi. Da Rio ci siamo così recati a Bahia, dove sembrava che Pecora stesse festeggiando il carnevale; da Bahia a Brasilia, dove gli ascensori degli alberghi erario ancora manovrati a mano, da un inserviente in livrea; e finalmente abbiamo raggiunto l'inafferrabile Pecora a
San Paolo. L'abbiamo persuaso a far pagare alla Varîg ed al Turismo brasiliano il viaggio a Roma della scuola di Samba che aveva vinto al carnevale di Rio, quell'anno era Imperio Serrano. Soddisfatti, siamo tornati a Roma per essere accolti da grandi titoli delle pagine di cronaca: "Italia Nostra dice no al Samba ai Fori" "Il prosindaco Severi contro l'effimero"; "SI alla vera cultura, no alle nicolinate".

Così il Samba l'abbiamo fatto solo l'anno dopo, senza aiuti. dal Brasile e con qualche entusiamo e progetto di meno. Caro Gianni, mi è capitato di ricordarti così, alla ricerca di qualcosa di nuovo e di bello, che proprio quando sembrava raggiunto svaniva, ma non per questo cessavi di crederlo possibile. Di quel Samba romano esiste un tuo splendido film che per uno strano paradosso produttivo sembra destinato a non poter e5' sere visto da nessuno. Sarei be bello liberarlo; se protessimo vederlo, chissà che in qualche modo non ti sem brerà di essere ancora tra noi; che comunque non ti di menticheremo.

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