The tribute | Italian
press XI/1990 | Brazilian
Press | French Press |
Torino
Film Festival Jean-Louis Comolli | Enrico Rava | Bruno
Torri-Torino | Piero Pruzo | Alberto Farassino Renato Nicolini | Morando Morandini
| Mario Nicolao | Edmarcia Alves de Andrade
David Neves-David Eulalio Neves | Araujo Neto | Paulo Cezar Saraceni | Sylvie Pierre Altan - Francesco Tulio Altan | Ruda de Andrade | Joel Barcellos | Bruno Torri |
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Anno
XLVII / N. 299 Sabato 3/XI/1990
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Aveva
57 anni. Stamattina i funerali
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Morto
il regista
Gianni Amico
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Fra
cinema, Tv e musica jazz
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ROMA
È
morto ieri a Roma Gianni Amico, regista
di cinema, televisione, documentari, sceneggiatore.
Era nato a Loano il 27 dicembre del 1933.
Come sceneggiatore Amico aveva collaborato
con Bernardo Bertolucci a film come "Prima
della rivoluzione" e "Partner"
mentre tra le sue opere di regista cinematografico
vengono ricordati i film "Inchiesta",
"Le cinque stagioni" ed "Io
con te".
Un
nome, perciò, legato ad una stagione
assai particolare deel nostro cinema"
proiettata verso mutamenti fondamentali
nei rapporti tra il grande schermo, la
società italiana, il pubblico:
Tutti elementi riflessi nelle successive
esperienze, sospese fra musica intelligente
ed importanti esperienze di regia televisiva.
Grande appassionato di jazz, Gianni Amico
è stato tra i pochi registi a dedicarsi
alla musica; afro americana realizzando.
opere come "Noi insistiamo",
ispirato ad un celebre disco di Max Roach,
"Appunti su un film di jazz".
Prima di abbandonare l'attività
a causa della malattia, Amico stava lavorando
a un film sul celebre chitarrista zigano,
Django Reinhardt. Per la televisione aveva
diretto "Le affinitè elettive".
I funerali si svolgeranno questa mattina
alle 11 presso la chiesa del "Quo
Vadis".
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Il
regista Gianni Amico |
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IL
SECOLO 3/XI/1990
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Gianni
Amico, l'utopia allavoro
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Sempre
in cerca di una dimensione poetico-politica
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ROMA
- E' morto, dopo tre mesi di una grave
malattia, il regista Gianni Amico. Era
nato a Loano nel 1933. Era creseiuto a
Genova dove aveva svolto intensa attività
nel campo dei cineclub e dei Columbianum
prima di trasferirsi a Roma e intraprendervi
carriera di regista.
Nei
giorni scorsi, mentre le agenzie davano
notizia dei nuovo festival de] cinema
latino americano in corso a Trieste, é
capitato piá volte di pensare a
Gianni Amico. A1 giovanissimo Gianni Amico
che trent'anni fa, a Santa Margherita,
dirigeva Ia prima rassegna che di quel
cinema fosse mai stata concepita in Europa.
L'idea era nata a Genova, nell'ambito
dei Columbianum appena fondato da padre
Arpa, il quale l'aveva affidata operativamente
ad un gruppo di ragazzi in gamba, fra
cui, appunto Amico, ch'egli aveva conosciuto
come battagliero frequentatore dei cineclub
genovesi. Amico, che viveva allora a Cornigliano,
faceva parte di un gruppo di giovani di
sinistra, molto vivace mtellettualmente,
che avevano trovato nel cinema un fertile
campo alia discussione. Amico le quattro
edizioni della rassegna le due di Santa
Margherita e le due di Sestri Levanta
con una lucidità e un'eficienza
sorprendenti, con una maturità
in cui coesistevano con naturalezza coraggio
e diplomazia. Basta pensare a quel che
Ia rassegna significò, non soltanto
per gli autori e le scuole che fere conoscere
da Torre Nilsson a Birri a Rocha, e il
nuovo cinema brasiliano, e tutto il Bunuel
messicano ma anche per i risvolti politici
e i rapporti intefnazionali. Fu proprio
Ia rassegna, tanto per fare un esempio,
a segnare ufficialmente Ia fine dell'isolamento
diplomatico di Cuba.
Ma
intanto l'esperienza ai Columbianum e
i i contatti con gli esponenti di molte
cinematografie avevano spinto Amico a
tentare Ia strada diretta della creazione.
Nel '63 si trasferi a Roma fece subito
un po' di tutto, dai cosceneggiatore all'aiuto
regista. E l'attore: in "Prima della
rivoluzione" di Bertolucci, dove
impersonava un cinéphile delirante
fanatico di Godard. Un personaggio di
fantasia, ma neppurc tanto. Chi ha conosciuto
Amico in quegli anni ricorda il suo appassionato,
quasi febbrile, eppure raziocinante, discorrere
di nouvelle vague, di Godard e della Varda.
Per non parlare dei Fellini di allora
(era stato uno dei primi a leggere Ia
sceneggiature de ''La dolce vita",
e ad entusiasmarsene). Sul set come regista
arrivò grazie ad alcuni documentari.
Uno dei primi che firmo fu "Noi insistiamo"
(1965), di un disco di Max Roach (il jazi
era un altro dei suoi grandi intéressi).
Vennero poi i Jungometraggi, da "Tropici",
girato in Brasile (1967), sull'odissea
duna famiglia che emigra dal nord'est
a San Paolo, a "L'inchiesta"~
ambientato in Liguria (1967), da "Central
Park" (1972), realizzato a Nem York
a "Le cinque stagioni" (1975)
per il quale fece un breve ritorno "a
casa": é Ia storia di alcuni
ospiti dell'istituto per anziani di Coronata
(attori Tino Carraro Gianni Santuccio,
Isa Miranda, Carlo Romano, Laerte Ottonelli),
per i quali Ia costruzione di un prese-pio
diventa Ia costruzione dell'utopia. "Questo
si che è un film político",
dirá Amico in un'intervista. E
niente meglio di questa osservazione potrebbe
sintetizzare Ia sua personale ideologia.
Girò
poi numerosi corto e mediometraggi per
Ia tv, fra i quali una notevole ricostruzione
dei passaggio di Segantini a Manarola,
nonché un altro film a soggetto,
una commedia: "Io con te non ci sto
piú" (1984) con Monica Guerritore.
Ma sempre nel segno di quel credo che
per lui era stato il cinema degli anni
Sessanta.
Piero
Pruzzo
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IL
SECOLO 3/XI/1990
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| RASSEGNE
Da
lunedì al Lumière di Genova
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Visconti
Film per Film
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GENOVA
- Non si finisce mai di misurarsi con
il cinema di Visconti. Sugli schermi dei
mondo s'avvicendano le tendenze, gli autori,
le tecnologie, ma l'opera dei grande regista
italiano non per questo perde di interesse
e di attualità. Ne sono testimonianze
i convegni, i cicli, i libre a lui intitolati
che continuano a crescere di numero e
di significato (di questi giorni è
l'arrivo in libreria di un ampio, rigoroso
studio in tre volumi a firma Lino Miccichè,
editore Marsilio). Un contributo a questa
rilettura di Visconti viene ora dal Cineclub
Lumière di Genova, che annuncia
una "personale" completa di
tutta Ia sua attività cinematografica.
Anzi, con un prologo, lunedi 5, che va
a recuperare tre f lm di Renoir cui Visconti,
giovanissimo, prese parte come assistente
regista e come costumista o sceneggiatore:
"Tone"(1934), "Une partie
de campagne"(1936), "La Tosca"(1940).
Si
tratta proprio di quel tirocinio che,
insieme a una selezionata frequentazione
degli avvenimenti culturali, affinò
i mezzi nel futuro regista nel segno di
un realismo umanistico e poetico di nuovo
impatto. Nuovo almeno nel panorama produttivo
italiano, entro il quale Ia prima regia
viscontiana, "Ossessione"(1943),
fece un effetto dirompente con il suo
quadro ambientale e Ia sua verità
umana, anche se Visconti, in quel momento,
non era il solo in Italia a mettere in
evidenza sugli schermi un volto dei paese
che Ia facciata ufficiale (a dispetto
di certe ricorrenti insegne populistiche)
preferiva ignorare. Non si dimentichino
i segnali che venivano da "Sissignora"
di Poggioli, da "Fari nella nebbia"
di Franciolini, da "Quattro passi
fra le nuvole" di Blasetti, da "I
bambini ci guardano" di De Sica,
tutti film che, fra il '42 e il'43, aprivano
spazi nuovi, variamente realistici, nel
conformistico panorama delle commediole
bor-
ghesi o delle giostre in costume. Quello
che distingueva però Visconti era
una più aggiornata maturità
culturale (nell'ispirazione letteraria
come nella ricerca stilistica) e un più
cosciente impegno civile.
Bene.
Sarà interessante ripercorrere
ancora una volta questo itinerario dal
suo primo svolgersi (appunto "Ossessione",
e poi "La terra trema" e "Bellissima")
alla sua varia crescita (da "Senso"
a "Rocco e i suoi fratelli",
da "Il gattopardo" a "La
caduta degli dei", da "Morte
a Venezia" a "Ludwig")
senza escludere nessuno degli altri titoli
che scandiscono una carriera di grandissima
forza rappresentativa, anche là
dove un certo compiacimento intellettualistico
o una certa enfasi melodrammatica. sembrano
raggelare alquanto la materia (come in
"Notti bianche" o ne "Lo
straniero" o in "Gruppo di famiglia
in un interno").
L'unico rammarico, per il Cineclub Lumière,
è di non poter proiettare tutto
nello stretto ordine cronologico. La disponibilità
dei film, in queste retrospettive, deve
infatti fare i conti con troppe contingenze;
e nonostante l'interessamento dei vari
enti che per l'occasione collaborano con
il Lumière dal Centro Culturale
Galliera alla Cineteca Griffith, alla
Cineteca Nazionale accadrà, per
esempio, che "Morte a Venezia"
(1971) precederà, martedì
20, "Il gattopardo" (1963),
previsto lunedì 26. I film, in
genere, saranno due la settimana. L'intero
ciclo si concluderà a gennaio.
Diamo qui intanto il calendario di novembre:
lunedì 5, l'accennato "evento"
con i tre film di Renoir; martedì
6 "Ossessione"; giovedì
8 "La terra trema"; martedì
13 "Bellissima"; giovedì
15 "Senso"; martedì 20
"Morte a Venezia"; giovedì
22 "Rocco e i suoi fratelli";
lunedì 26 "II gattopardo";
giovedì 29
"Vaghe stelle dell'orsa".
P.P.
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Rep
4/XI/1990
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Collaborò
con Rossellini e Bertolucci
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E'morto
il regista
Gianni Amico
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di
ALBERTO FARASSINO
EMMENO
un ultimo soggiorno nella clinica tedesca
da cui è uscito miracolosamente
guarito uno dei suoi amori, il zzista
Stan Getz, hasalvato la vita a Gianni
Amico, ucciso da un tumore l'altro ieri
all' età di 57 anni. Gianni Amico
era un regista di cinema, un appassionato
di jazz e un innamorato del Brasile.
A
Genova, nei primi anni Sessanta, organizzava
un festival di cinema latino?americano
in cui grano arrivati p er la prima volta
in Europa i film del "cinema novo
e aveva fatto pubblicare una pionieristica
storia del cinema brasiliano. Il suo primo
bellissimo film si chiamava Tropici ed
era stato girato nel 1968 fra la miseria
e la desolazione del sertao: un pezzo
di autentico cinema novo fatto da un italiano.
Ma
Gianni Amico era dentro il cinema non
solo quando riusciva a girare un suo film.
Ha collaborato come aiuto o sceneggiatore
con Rossellini per Era notte a Roma, con
Bertolucci per Prima della rivoluzione
(dove faceva anche una parte memorabile,
l'amico del protagonista che gli parla
di Hawks e dì "Il fiume rosso),
con Godard per Vento dell'Est, con Glauber
Rocha ber Il leone a sette teste. Tutto
il nuovo cinema degli anni Sessanta?Settanta
gli deve qualcosa, forse senza saperlo
e certamente senza che lo sapessero gli
i spettatori, anche quelli che gli i titoli
di coda fino all'ultimo nome dell'ultimo
macchinista.
Ma
anche se raramente il suo nome arrivava
sugli schermi da protagonista, e se sembrava
sempre che passasse troppo tempo fra un
suofilm e il successivo, a rivedere ora
la sua carriera ci si accorge che essa,
oltre che bella, coerente e appassionata
non e stata affatto scartna. Film per
la televisione concentrati e attenti alle
sfumature come L'inchiesta (1970) sceneggiato
assieme a Bernardo Bertolucci, Ritorno
(1972) scritto assieme a un altro suo
amico anch'egli troppo presto scomparso,
Enzo Ungari, Le cinque stagioni, lungo
e applauditissimo film alla Mostra di
Venezia del 1975 e poi sceneggiato a puntate
in tv, tutto ambientato m un ospizio peranziani
e interpretato da tutti i più deliziosi
vecchi attori del cinema italiano.
Poi
Le affinità elettive, del 1978,
sceneggiato classico fatto "persbaglio",
nato cioè da unlapsus di titolo
nel fare unaproposta alla Rai, grazie
al quale comunque si vide perla prima
volta un'opera di Goethe sul piccolo schermo.
Alla
musica Amico aveva dedicato un documentario
molto visto nei cineclub e nelle rassegne
sul tema, Appunti per un film sul jazz
con Gato Barbieri, un altro film del suo'68
brasiliano, Ahi vero o samba e, dopo aver
lavorato a lungo ad un progetto di musical
go girare nel suo Brasile che sarebbe
stato forse il suo film più bello
e congeniale, stava preparando prima che
la malattia lo fermasse un film sul chitarrista
Django Reinhardt.
Per
il cinema da grande schermo, quello che
più amava da cinéphile e
più sapeva fare da regista, aveva
diretto nel 1983 una commedia divertente,
intelligente ma sfortunata, Io con te
non ci sto più, prodotta dal suo
amico Bertolucci, e più recentemente
un film di commissione ma non di maniera,
Un amore sconosciuto, presentato all'ultimo
Festival di Rotterdam.
Lascia
la moglie Fiorella, montatrice cinematografica,
e un figlio che si chiama Olmo, il nome
di un personnagio di un film che amava.
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L'UNITA
9/XI/1990
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NOTTURNO
ROSSO
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RENATO
NICOLINI
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Il
ruolo corsaro
di un amico generoso
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Tornando
a Roma da Correggio, dove ero andato per
vedere Patrizia (Sacchi) nel Miles Gloriosus
di Plauto, contaminato con i Pagionamenti
di Francesco Andreini (Le due commedie
in commedia Amore nello Specchio, etc.)
e messo in scena da Scaparro come se fosse
Una rappresentazione nello stile della
commedia dell'arte del '600; e da Modéna,
dove avevo visto la splendida mostra di
Enzo Cucchi intitolata a Roma, con i quadri
appesi in equilibrio oscillante su fili
tesi, un'immagine straordinaria del Colosseo
come modulo della Torre di Babele, ed
in catalogo, nel dialogo Immaginario tra
Roma e Napoli firmato da Achille Bonito
Oliva, la rivendicazione del Mila Gloriosus
di Plauto come uno dei caratteri fondamentali
della strana gloria di Roma: sento alla,
segreteria telefonica di casa la voce
di Bernardo Bertolucci. E l'allegria del
viaggio scompare di colpo: perché
già so ciò che quella voce
voleva annuciarmi due giorni primá:
la morte di Gianni Amico. Mi dispiace
di non averlo visto un'ultima volta, nel
breve periodo del suo ultimo ritorno a
Roma, dopo aver tentato di trovate in
Germanla una cura al cancro che lo stava
consumando. Lo ricorderò così
come l'ho visto l'ultima volta, piombando
a casa sua verso mezzanotte dopo un interminabile
consiglio comunale.
Nella
nuova casa, vici no a Villa Pamphili,
si era trasferito da poco, lasciando con
qualche dispiacere la vecchia di Prati,
via Monte Zebio. Era fiero della piccola
terrazza, poco più di un balcone;
dove - pensava - si sarebbe potuto mangiare
all'aperto nei' 'giorni d'estate. "L
hai comprata?", gli ho domandato;
e Gianni si è quasi messo a ridere,
come potevo pensarlo? comprare casa lui,
che non ha mai posseduto nulla. Mentre
dava molto.
Gianni
Amico era uno di quegli intellettuali,
sempre più rari, ché sentono
la cultura come qualcosa che non appartiene
soltanto a loro; che non è solo
creatività individuale, ma linguaggio,
sentimenti, aspirazioni comuni con altri.
Proprio per questo, poteva essere ed era
molto esigente, per nulla disposto a concedere
qualcosa al conformismo della società
di massa Oltré ad essere un autore
ai cinéma, nella cui scarna filmografia
non c'è nulla di superfluo e di
occasionate Y sarebbe bello rivedere il
suo ultimo film, una delicata commedia
sulla mancanza di case, interpretato da
Victor Cavallo e Monica Guerritore Gianni
Amico aveva prodotto Strategia del ragno,
ed era stato così produttore di
Bemardo Bertolucci in un momento per lui
delicato e difficile.
La
sua generosità insomma lo spingeva
ad un ruolo corsaro, ad impegnarsi in
campi dove c'e molto da perdere; a non
rinchiudersi nel comodo albergo di un
unico ruolo. Da me era venuto quanto era
assessore, per propormi "un grande
progetto", una manifestazione sulla
cultura brasiliana, naturalmente intitolata:
"Samba!". Il samba percorre
- mi spiegava - la cultura brasiliana;
non la esaurisce, ma ne è l'elemento
costitutivo. Scrivono samba i grandi poeti
del Brasile, come Vinicius de Moraes e
come Chico Buarque. Accanto al samba,
pensavamo di offrire i film di Glauber
Rocha, le commedie con Sonia Braga, una
grande mostta di "arte plumaria"
degli indios del Brasile, il grane barocco
di Salvador de Bahia, i giardini di Burle
Marx e le architetture di Oscar Niemeyer,
il sogno di Brasilia a metà tra
Don Bosco ed il populismo di sinistra.
Per realiz tarlo, siamo andati in Brasile.
In
Brasile abbiamo inseguito il ministro
Pecora, allora sottosegretario al bilancio,
un uomo molto potente in quel momento
di trapasso tra la dittatura militare
e là democrazia, alla vigilia delle
elezioni. Il nostro. ragionamento era
semplic: la logica degli scambi culturali
è antitetica a quella della dittatura,
è veleno per i colonnelli; cerchiamo
perciò di spingere il governo brasiliano
ad autodistruggersi credendo di rafforzarsi.
Da Rio ci siamo così recati a Bahia,
dove sembrava che Pecora stesse festeggiando
il carnevale; da Bahia a Brasilia, dove
gli ascensori degli alberghi erario ancora
manovrati a mano, da un inserviente in
livrea; e finalmente abbiamo raggiunto
l'inafferrabile Pecora a
San Paolo. L'abbiamo persuaso a far pagare
alla Varîg ed al Turismo brasiliano
il viaggio a Roma della scuola di Samba
che aveva vinto al carnevale di Rio, quell'anno
era Imperio Serrano. Soddisfatti, siamo
tornati a Roma per essere accolti da grandi
titoli delle pagine di cronaca: "Italia
Nostra dice no al Samba ai Fori"
"Il prosindaco Severi contro l'effimero";
"SI alla vera cultura, no alle nicolinate".
Così
il Samba l'abbiamo fatto solo l'anno dopo,
senza aiuti. dal Brasile e con qualche
entusiamo e progetto di meno. Caro Gianni,
mi è capitato di ricordarti così,
alla ricerca di qualcosa di nuovo e di
bello, che proprio quando sembrava raggiunto
svaniva, ma non per questo cessavi di
crederlo possibile. Di quel Samba romano
esiste un tuo splendido film che per uno
strano paradosso produttivo sembra destinato
a non poter e5' sere visto da nessuno.
Sarei be bello liberarlo; se protessimo
vederlo, chissà che in qualche
modo non ti sem brerà di essere
ancora tra noi; che comunque non ti di
menticheremo.
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| Nara
Leao | Glauber Rocha
| Giuseppe Bertolucci
| David Neves | Giorgio
Poppi | Gal Costa |
Jirges
Ristum - Leon Hirszman - Glauber Rocha | Jirges
Ristum - Leon Hirszman - Jacques Lambert | Vinicius
de Moraes - Baden Powell - Giorgio Pelloni | Gilberto
Gil | Norma Bengell - Baden
Powell | Altan-Francesco Tullio
Altan | | Jean-Paul
Boucher - Claire Peploe - Mark Peploe -Jirges Ristum-Turco
| Gianni Barcelloni
| | Enrico
Guezzi - Marco Melani | Maria
Bethania | Gustavo
Dahl | Adriana
Asti |Jobim -
Tom Jobim - Antonio Carlos Jobim - Ana Jobim - Aninha Jobim
| Jose Antonio
Ventura | Marco
Bellocchio - Paulo Cezar Saraceni | Lino
Micciche | Pepito
Pignatelli - Picchi Pignatelli-Giuseppe Pignatelli Aragona Cortez
| Caetano Veloso |
Lea Millon
| Pier Paolo
Pasolini - Gato Barbieri - Marcello Melis |
Felix
de Athayde | Vera
Lucia Carlos Pereira | Festival
Cinema Brasilia | Cosme
Alves Neto | Jean-Luc
Godard | Fernando
Gabeira - Girl From Ipanema |Martha
Carvalho de Castro | Iberê
Cavalcanti- Marcio Cavalcanti Curi | Roberto
Magalhaes - Andréa Sigaud |
Abdias
do nascimento |BBC
Proms-Promenaders-Royal Albert Hall-London |Joice
Joppert Leal-Objeto Brasil-Brazilian Design-Jose Bustani-Brazilian
Ambassador |Gianni
Amico by Francesco Tullio Altan |JORGE
BEN JOR-GUILHERME ARINOS FRANCO-BELA OTTONI BARBOSA FRANCO-MARCO
AURELIO BARBOSA DE ALENCAR-MARCO ANTONIO BARBOSA DE ALENCAR-
EUGENIA BARBOSA DE ALENCAR-ROSANGELA SIMOES-PATRICIA SALDANHA
MARINHO-PAULINHA LAVIGNE-ANA TERESA CARVALHO DE CASTRO MESQUITA-WANDA
OTTONI BARBOSA-MARCO MELANI-MARIA LUCIA VERDI-BENEH MENDES-OLMO
AMICO-FLAVIO PERRONI-YVONNE PERRONI-SIMONE ALBUQUERQUE SA-MALU
MAIA-MARCO BELLOCCHIO|DJAVAN-MILTON
NASCIMENTO-NELSON MOTTA-IVAN LINS-TOQUINHO-CHICO BUARQUE-ELBA
RAMALHO-PATRICIA PILAR-GIANNI MINA-ALEXANDRE MEYER-JORGE BEN
JOR-PAULINHA LAVIGNE-CAETANO VELOSO-LUCY PILAR-RICARDO PERRONI-MARINA
ANDRADE LIMA|JORGE
AMADO-ANTONIO DIAS-ROBERTO CARLOS-YOKO ONO-ELBA RAMALHO-MAX
DE TOMMASI-THEREZINHA MARIA SILVA ARANHA-CINTIA BARKI |MIMIKOKO
CSEREPFALVI KATI AND TADEUSZ UJEJSKI |Pepito
Pignatelli - Jazz Musician |Pepito
Pignatelli-Italian Jazz Musician-Drummer |PETER
SERRES PROMMER PHOTOGRAPHER |Last
night of the Proms 2006 Part I |Last
night of the Proms 2006 Part II |Last
night of the Proms 2006 Part III |
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3/XI/1990
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E'
morto ieri a Roma Gianni Amico
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Regista
dell'utopia
fu il poeta della tv
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Aveva
lavorato soprattutto per la Rai - Tra
le sue opere
"Racconto di Natale" e "Le
cinque stagioni"
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ROMA
-
E' morto ieri il regista Gianni Amico.
Da tre mesi soffriva di un tumore al pancreas.
di MORANDO MORANDINI
"Come mai mi telefonate tanto spesso?
State già preparando il coccodrillo?".
Così diceva Gianni Amico al telefono
poche settimane fa. Poi, in un fievole
sobbalzo di allegria: "La sai la
storiella del coccodrillo? Le sue ultime
parole in punto di morte? Per favore,
niente lacrime". E' sempre difficile
parlare della morte di un amico, soprattutto
quando è più giovane di
noi. Cercherò di essere lucido.
Nato
a Loano il 27 dicembre 1933, aveva fatto
i suoi primi passi professionali come
direttore della Rassegna del Cinema Latino
Americano che, per iniziativa del Columbianum
del padre gesuita Angelo Arpa, si svolse
nei primi anni Sessanta a Santa Margherita
e in altri centri della Liguria di Levante.
Nacque allora il suo interesse qualcosa
di più: l'amore per l'America Latina
e per la sua cultura (la musica, soprattutto)
che nel 1968 lo portò a dirigere
"Tropici", il suo primo film
lungo di finzione, dopo aver fatto le
prove di apprendistato con i documentari
"Noi insistiamo" (1964) e "Appunti
per un film sul jazz" (1965) e tre
puntate per la Rai sul samba brasiliano.
L'ultimo progetto al quale stava lavorando
era un film sul grande chitarrista jazz,
d'origine zigana, Django Reinhardt.
Se
si toglie "Io con te non ci sto più"
(1983), deliziosa commedia sofisticata
che non ebbe successo (gli era stata prodotta
da Bernardo Bertolucci, di cui era amico
e collaboratore fin dai tempi di "Prima
della rivoluzione"), tutto il suo
lavoro si è svolto nel quadro della
televisione di Stato: due film ("L'inchiesta",
1970; "Ritorno", 1972), lo sceneggiato
originale in quattro puntate "Le
cinque
stagioni" (1975), un adattamento
di "Le affinità elettive"
(1977) di Goethe, "Lo specchio rovesciato"
(1980), inchiesta in tre parti sulla compagnia
dei portuali genovesi.
Tra
i suoi film a me è particolarmente
caro " Le cinque stagioni",
ambientato in una casa di riposo per anziani
dove un gruppo di ospiti decide di costruire
un presepe per vincere il premio di 3
milioni di un concorso.
Sui
temi della costruzione dell'utopia, della
realizzazione di un sogno collettivo e
della riscoperta del lavoro come creatività
e sforzo comune, Gianni Amico ha fatto
un film di grande felicità espressiva,
commovente e divertente. E' uno dei più
poetici "Racconti di Natale"
che abbia mai visto sullo schermo. Se
la volgarità dei tempi e la rincorsa
forsennata agli indici di ascolto lo ermettessero,
la Rai potrebbe rimandarlo in onda. Sarebbe
un bel regalo di Natale per il pubblico
e un omaggio a un regista che, tra le
sue tante qualità, non aveva quelle
che servono al successo.
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3/XI/1990
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Che
cosa resta dei nostri giorni
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di
MARIO NICOLAO
Quando
Gianni Amico andava a trovare Joao Gilberto,
nel suo appartamento di Rio, si faceva
tardi con amici, poi Joao, giusto all'alba,
proponeva di fare un giro in automobile.
A questo punto qualcuno si diceva indisposto,
altri segnalavano appuntamenti di primo
mattino, tutti se la svignavano.
Restava
solo Gianni che saliva sulla macchina
di Joao, dove gli altoparlanti erano sempre
al massimo, e cominciava una notte melodiosa
e ritmica in cui Joao guidava senza vedere
perché era molto miope, dicendo
che seguiva i suoni della strada (soverchiati
dall'Hi Fi). Si voltava verso Gianni,
raggelato sul sedile e lo rassicurava:
"Guido co me i pipistrelli".
Di
recente si erano incontrati a New York,
nello stesso albergo, scoprendo di avere
le stanze vicine. Gilberto stava lavorando
da anni a un disco che non esce mai. Vi
figurano due canzoni strane (ma poi, perché?)
per un cantore della Bossa Nova: "Malaga"
(quella che cantava Fred Bongusto) e l'hit
di Charles Trenet "Que reste-t'il
de nos amours?", che cosa resta dei
nostri amori, che cosa resta di quei bei
giorni?
Gianni
Amico mi ha raccontato queste cose con
altre non ho tempo né voglia di
citare pochi giorni fa. Da parte mia gli
ho dato un nastro di Fossati ("Lusitania")
e "Os Miltons" di Nascimento,
che conosceva bene, che era suo amico.
Gli sono piaciute due canzoni di Fossati
e ha apprezzato Milton, ma con riserva
("ha fatto di meglio"). Le canzoni
di Fossati che gli piacevano erano quella
in cui si trasmette da una casa di Argentina
e l'altra in cui il tempo passa lento.
Invece il tempo volava per lui, che è
morto ieri mattina. Volava sì,
ma senza che lo percepisse. Passava lento
invece, perché quella grande farsa
che è la vita rallenta i suoi battiti
quando sta finendo, questa cagna, con
i suoi inganni, con le sue mistificazioni,
con le cure miracolose che non esistono,
con le diete che hanno salvato Stan Getz,
con i piccoli apparecchi che "sparano"
sulla parte malata dosi di medicinale
e intanto gli altri, gli amici, i congiunti
ti guardano e nei loro occhi si specchia
la tua malattia.
Cosi
se ne è andato Gianni, nato a Loano
ma di Manarola, con Bagnasco che telefonava
e voleva sapere e non sapere, come tutti
noi, come tutti coloro che onoravano questo
cognome così vero, così
fraterno: Amico.
Glauber
Rocha diceva che Gianni Amico era l'unico
regista brasiliano di nascita europea.
Glauber è morto prima. Anche Paulo
Cesar Saraceni diceva lo stesso. Lo dicevano
tutti i musicisti verdeoro che lo amavano
come un fratello, Milton, Joao, Caetano
Veloso (che gli aveva chiesto se valeva
la pena di andare al Tenco e Gianni aveva
risposto di sl perché era ligure,
ma solo per questo). Lo dicevano anche
tutti i musicisti di jazz di cui Gianni
aveva cantato nei suoi film irripetibili.
Lo piangeranno tutti, ma davvero, non
come in questi compianti che sono sempre
comici e magniloqúenti. Lo piangerà
Gato Barbieri, che tanto gli deve, e Michelle,
lo piangeranno Don Cherry e Ornette Coleman.
Lo piangeranno coloro che gli sono stati
a fianco: Checco Altan, Arnaldo Bagnasco,
Giuseppe e Bernardo Bertolucci.
Scherzavamo
insieme sul fatto che un mio "coccodrillo"
(pezzo scritto ante mortem) aveva salvato
la vita ad Astor Piazzolla. Ma per lui
non avevo la forza di scriverlo e adesso
eccolo qui, troppo tardi per portargli
fortuna.
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3/XI/1990
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| La
scomparsa del regista ligure. Aveva 57 anni
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Gianni
Amico, un cinema
tra jazz e Bertolucci
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ROMA
- E motto ieri a Roma il regista Gianni
Amico. Aveva quasi 57 anni: era nato a
Loano, in provincia di Savona, il 27 dicembre
1933, ed era figlio di un capitano di
marina. Aveva frequentato il liceo a Genova
e proprio nel capoluogo lígure
aveva cominciato ad occuparsi di cinema,
organizzando rassegne e cineforum per
il centro Colombiano e, soprattutto; vedendo
film su film. "Credo che il cinema
sia una cosa estremamente semplicediceva
penso che anche un bambino di cinque anni
possa fare un film, meglio di quanto lo
facciamo noi, perché il linguaggio
del cinema è il linguaggio della
vita. È la cosa più naturale
che esista, credo davvero che qualsiasi
persona possa fare un film".
C'era
molto di Amico, della sua personalità
privata e artistica; in questo "credo".
Ed è con questo approccio, a metà
fra il cinefilo e l'organizzatore culturale,
che Amico si avvicina al cinema professionale
a trent'anni, nel 1963. Bernardo Bertolucci
lo vuole come cosceneggiatore e aiuto
regista in Prima della rivoluzione. Assieme
a Bertolucci scriverà anche Partner,
nel '68, ma nel frattempo Amico ha esordito
nella regia realizzando documentari su
quelle che sono le altre due grandi passioni
della sua vita: il jazz e il Brasile.
Noi esistiamo (1964) è un'illustrazione
visiva di un omonimo disco del grande
batterista Max Roach, e vince un premio
al festival di Locamo. Seguono Appunti
per un film sul jazz e Tropici (che fu
in assoluto il primo film prodotto dalla
Rai), nonché la sceneggiatura di
un film diretto dall'amato Glauber Rocha,
maestro indiscusso del "cinema novo"
brasiliano: Der Leone Have Sept Cabecas,
titolomultilinguìstico (le lingue
dei colonialisti, italiani ompresi), girato
in Congo, che mette in scena con uno stile
onirico ed estremamente libero i drammi
del terzo mondo.
Amico,
in seguito, altemerà sempre l'attività
di documentarista (anche per la tv) a
quella di regista di film a soggetto.
Dopo L'inchiesta, Le affinità elettive
(per la televisione) e Le cinque stagioni,
è Bernardo Bertolucci (in qualità
di produttore) a permettergli di realizzare
lo con te non ci sto più, alla
cui sceneggiatura (assieme a Enzo Ungari)
collabora anche il grande vignettista
Altan. Definito dal regista "una
commedia realistica su una coppia alle
prese con il problema degli alloggi",
lo con te non ci sto più incontra
addirittura assurdi problemi con la censura,
a causa di una scena (per altro, estremamente
pudica) in cui si intravvede un nudo maschile.
Ultimamente, Amico era ritornato all'amore
per il jazz: stava preparando un film
sul personaggio del celebre chitarrista
tzigano Django Reinhardt.
Al.C.
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IL
GIOR 3/XI/1990
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Scomparso
Amico sceneggiatore
di Bertolucci e regista
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ROMA
- É scomparso ieri a Roma Gianni
Amico, regista di cinema e di programmi
televisivi e di documentar) ma anche sceneggiatore.
Amico
era nato a Loano, in Liguria, il 27 dicembre
1933. La sua attività di sceneggiatore
l'aveva portato a collaborare con il regista
Bernardo Bertolucci alla realizzazione
di pellicole, come "Prima della rivoluzione"
e "Partner".
In
qualità di regista cinematografico
Gianni Amico aveva invece diretto i film
"Inchiesta", "Le cinque
stagioni" e "Io con te".
Grande
appassionato di musica jazz, Amico è
stato tra i pochi registi a dedicarsi
anche alla musica afro americana realizzando,
tra l'altro, opere come "Noi insistiamo",
ispirato ad un celebre disco di Max Roach,
e "Appunti su un film di jazz".
Prima
di abbandonare l'attività per motivi
di salute, Gianni Amico stava lavorando
ad una pellicola sul celebre chitarrista
zigano Django Reinhardt. Per la televisione
aveva diretto invece "Le affinità
elettive". 1 funerali si svolgeranno
questa mattina nella chiesa "Quo
vadis" di Roma.
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CINEMA
3/XI/1990
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E'
morto Gianni Amico
regista outsider
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di
P. Fr.
ROMA
Gianni
Amico è morto ieri mattina a Roma
presso la casa di cura "Pio XI"
dove era da tempo ricoverato per un male
incurabile. Regista di cinema e televisione,
sceneggiatore, Amico era nato a Loano
nel 1933 ed aveva passato buona parte
della sua giovinezza in Liguria. Nei primi
anni sessanta aveva iniziato ad occuparsi
di cinema, collaborando con l'Istituto
"Il Colombiano" di Genova. In
quel periodo Amico aveva dato vita al
"Festival del cinema latino americano",
un'occasione per conoscere i film di Glauber
Rocha e degli altri esponenti del "Cinema
Novo" brasiliano. E proprio con il
cinema brasiliano aveva intessuto rapporti
strettissimi: Tropici, il suo primo lungometraggio
(prodotto nel '68 dalla Rai e girato in
Brasile) era considerato a tutti gli effetti
un film del "Cinema Novo".
Prima
di Tropici Gianni Amico aveva collaborato
con Roberto Rossellini per Era notte a
Roma e con Bernardo Bertolucci per Prima
della rivoluzione. Grande appassionato
di jazz, per la Rai aveva girato il documentario
Appunti su un film di jazz e Il cinema
della realtà, un documentario sul
neorealismo in cui, a fianco di Cesare
Zavattini, Amico aveva intervistato anche
Bertolucci, Pasolini e Bellocchio: il
neorealismo attraverso gli occhi di chi
in quegli anni si stava affacciando al
cinema.
Successivamente
Amico aveva realizzato L'inchiesta, un
film cosceneggiato con Bertolucci e interpretato
da Anne Wiazemsky (era stata la Chinoise
di Godard), e Ritorno. Aveva proseguito
alternando cinema e televisione, firmando
alcuni sceneggiati girati in pellicola
e utilizzando il sonoro 'in presa diretta:
nel 1974 Le cinque stagioni, un anno di
vita ambientato in un ospizio di vecchi,
con Carletto Romano, Renato Pinciroli,
Tino Carraro e Concetta Barra; nel 1977
Le affinità elettive (era la prima
volta che Goethe veniva portato in televisione),
cosceneggiato assieme ad Italo Alighiero
Chiusano e Marco Melani, ed interpretato
da Nino Castelnuovo, Veronica Lazar e
Francesca Archibugi.
Prima
di abbandonare l'attività a causa
della malattia, Amico stava lavorando
a un film sul chitarrista Django Reinhardt.
Aveva anche ricevuto proposte per un remake
di Le Cinque stagioni, questa volta interpretato
dai "grandi vecchi" del cinema
italiano.
I
suoi funerali avranno luogo stamattina
alle 11 presso la chiesa Quo Vadis di
via Appia Nuova.
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IL
POPOLO 4-5/XI 1990
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La
scomparsa
di Gianni
Amico
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Si
sono svolti ieri i funerali di Gianni
Amico, il regista scomparso due giorni
addietro in una clinica romana, per un
male incurabile di cui soffriva da tempo.
Avrebbe compiuto a dicembre cinquantasette
anni.
Nato
a Loano (Savona), Amico aveva cominciato
ad occuparsi di cinema come organizzatore
culturale, curando rassegne e festival
(sul cinema latinoamericano) per il centro
dei Gesuiti il Colombiano di Genova. L'occasione
di "fare" cinema gliela offri
nel 1963 l'amico Bernardo Bertolucci,
che gli chiese di sceneggiare con lui
la propria opera d'esordio, Prima della
rivoluzione (di cui Amico fu anche aiuto
regista). Cominciò quindi a lavorare
per la televisione, realizzando una lunga
serie di servizi per rubriche culturali,
ottenendo numerosi premi.
Unendo
insieme due grandi passioni, il cinema
e la musica, diresse il suo primo cortometraggio,
Noi esistiamo (1964), dedicato al batterista
jazz Max Roach. Pochi anni dopo, in Brasile,
prese forma il lungometraggio Tropici,
sulle contraddizioni di quel Paese. Fu
quello il suo primo film, ed anche il
primo film prodotto dalla Rai. Con Bertolucci
preparò nel 1968 la sceneggiatura
per Partner, e con il regista brasiliano
Glauber Rocha i testi per Il leone a sette
teste (1969).
"Credo
che il cinema, diceva Amico, sia la cosa
più naturale che esista, credo
davvero che qualsiasi persona possa fare
realmente un film". E' a questa naturalezza,
unita ad una intelligenza colta e sensibile,
che il regista deve le sue opere migliori:
soprattutto nel campo documentario (sui
portuali di Genova, sul neorealismo, sull'America),
e i due ottimi sceneggiati televisivi,
Le cinque stagioni (ambientato in una
casa di riposo per anziani) e Le affinità
elettive, tratto dal romanzo di Goethe.
Il
suo ultimo lavoro era stato Un amore sconosciuto,
presentato all'ultima edizione del Festival
di Rotterdam, e stava lavorando ad un
film sul celebre chitarrista zigano Django
Reinhardt.
L.
G.
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Mattime
3/XI/1990
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Morto
il - regista
Gianni Amico
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ROMA
- É morto oggi a Roma Gianni Amico,
regista e sceneggiatoie di cinema e televisione.
Era nato a Loano il 27 dicembre del 1933.
Come sceneggiatore Amico aveva collaborato
con Bernardo Bertolucci a film come "Prima
della rivoluzione" e "Partner",
mentre tra le sue opere di regista cinematografico
ci sono i film "Inchiesta",
"Le cinque stagioni" ed "Io
con te". Appassionato di jazz, Amico
è stato tra i pochi registi a lavorare
sul con "Noi insistiamo", ispirato
ad un celebre lp di Max Roach. Prima di
abbandonare l'attività a causa
della malattia, stava lavorando a un film
sul celebre chitarrista zigano, Reinhardt.
Per la televisione aveva diretto "Le
affinità elettive". I funerali
si svolgeranno oggi alle 11 presso la
chiesa del Quo Vadis.
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Nello
scorso novembre, all'età di 57
anni, è morto Gianni Amico. Con
molti di not di Cinemasessanta Gianni
aveva da tanto tempo un rapporto amichevole,
fraterno con alcuni. La morte di un amico,
di un amico fraterno, lascia, assieme
al dolore, un senso di ribellione e impotenza,
che fa sentire inadeguata qualsiasi parola.
Interiormente Gianni era una persona estremamente
ricca, e questa ricchezza l'aveva tutta
investita nelle relazioni umane, come
ben sanno quanti Io hanno frequentato,
e nella sua opera. Dopo l'importante lavoro
svolto, dal 1960 al 1965, come direttore
della Rassegna internazionale del cinema
latinoamericano di Santa Margherita e
di Sestra Levante, si era trasferito a
Roma dove, senza smettere di impegnarsi
come organizzatore culturale nelle manifestazioni
the intedevano promuovere il "nuovo
cinema" (dapprima la Mostra internazionale
del cinema libero di Porretta Terme e
poi la Mostra internazionale del nuovo
cinema di Pesaro), inizia l'attività
di cineasta, come documetarista, sceneggiature,
autore.
I
primi documentari (Noa insistiamo e Appunti
per un film sul jazz) rivelano la sua
spiccata vocazione cinematografica e,
insieme, un'altra sua passione intellettuale,
quella per il jazz. Cosi come la sua collaborazione
alle sceneggiature di Prima della rivoluzione
e di Partner evidenziano the il suo aurore
per il cinema era soprattutto coinvolgimento,
anche morale, per un cinema diffe , ua
e a appuntio quello di Bertolucci o di
Godard con cui sceneggia Vento Dell' Est,
sceneggia Der leone have sept cabesas.
E différente è la sua opera
d'esordio, Tropici, il primo film prodotto
dalla RAI. Girato in Brasile nel 1967,
Tropici è una felice, personalissima
sintesi di poética rosselliniana,
misura stilistica, vigore narrativo: la
sua testimonianza di verità è
tale da far dire a Glauber Rocha the "Gianni
A mico è un regista italiano più
brasiliano di Pelé". Negli
anni Settanta continua a lavorare con
la televisione dirigendo due Tv/movie
(L'Inchiesta nel 1970 e Ritorno nel 1972)
e due sceneggiati (Le cinque stagioni
nel 1974 e Le affinità elettive
nel 1978), the restano tra gli esempi
più persuasiva di come il linguaggio
cinematograffco possa essere validamente
impiegato in funzione del video. Solo
nel 1983, grazie a Bernardo Bertolucci
the glielo produce, riesce a fare il suo
primo film per il grande schermo: Io con
te non ci sto più, una commedia
the non ha successo, e the Io costringe
a lunghi anni di inattività cinematografica,
durante i quali gira diversi servizi televisivi
(tra cui bellissimo quello su Antonio
Gramsci). Del 1989 è il suo ultimo
film, Un aurore sconosciuto, prodotto
anch'esso dalla televisione e tuttora
inedito. Per ricordare Gianni riproponiamo
un suo scritto the era stato pubblicato
nel catalogo dell'edizione 1988 degli
"Incontri Cinematografici di Sorrento,
dedicati quell'anno al cinema brasiliano.
È uno scritto the fa capire com'era
Gianni, e quanto erano grandi la sua generosità
e la sua intelligenza
BRUNO TORRI
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BAHIA
INCONTRA NAPOLI
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di
Edmarcia Alves de Andrade
Dall’8
al 12 marzo si realizza a Napoli l’evento
culturale “Napoli Bahia – Quando le periferie
sono centri”: parole, dei suoni e delle
visioni dedicate allo “spirito musicale
creativo”. L’obiettivo dell’evento é di
realizzare un incontro importante tra
le due culture, dello stato brasiliano
di Bahia e di Napoli in Italia. Il paesaggio
naturale e antropologico, economico e
sociale, ma sopratutto musicale e culturale
di questi due siti geografici, si avvicinano
in modo sorprendente. Da tale evidenza
nasce l’idea base del progetto, cioè di
esprimere una documentazione visiva e
videoartistica di questa relazione. Si
vuole comunicare lo spessore e la concretezza
sia della storia che dell’attualità di
queste culture, passando dall’utopia di
“tropicus mundi”, un segno della congiuntura
tra il Mediterraneo e i Tropici.
Questa
è la seconda versione dell’evento, dopo
la prima che ha avuto parte nell’ottobre
del 2000 a Napoli. L’interscambio musicale
avrà come palco principale il Teatro Mercadante
che ospiterà, a partire da venerdì 8 Marzo,
Goffredo Fofi, Fabrizia Ramondino, il
musicologo baiano Oscar Dourado, il filosofo
Gabriel Trindade e numerosi altri intellettuali
e artisti. Sono previste anche proiezioni
cinematografiche, inaugurate dalla prima
nelle sale di “Un posto al mondo” di Mario
Martone, dove è prevista la presenza dell’autore.
I
momenti musicali sono coronati da un concerto
lunedì 11 sera con Daniele Sepe
e la cantante baiana Graça Reis, che prende
il titolo da “State vicino a me”, canzone
degli anni ‘50, metafora dell’abbraccio
musicale tra Napoli e Bahia.
L’iniziativa
intende proseguire il viaggio nell’immaginario
critico tra il Mediterraneo e i Tropici,
tra musica, cinema e pensiero compiuto
negli anni ’60 da Gianni Amico, il regista
alla cui memoria é dedicata l’associazione
presieduta da Fiorella Giovanelli, che
studia anche le collaborazioni tra Amico,
Bernardo Bertolucci e Caetano Veloso.
Di
Gianni Amico, Enrico Ghezzi presenterà
lunedì pomeriggio un nuovo montaggio di
“Aí vem o samba”, mentre nel maxischermo
di Piazza del Plebiscito verrà proiettato
venerdì sera “Bahia de todos os sambas”,
realizzato insieme a Paulo César Saraceni,
dove partecipano, tra gli altri, João
Gilberto, Dorival Caymmi, Gilberto Gil
e Caetano Veloso. Quest’ultimo sarà a
Napoli nel prossimo settembre per un nuovo
episodio dell’incontro tra Napoli e Bahia.
Martedì al Teatro Mercadante sarà proiettata
una sua intervista su questo progetto
e verrà presentato da musicisti come Lea
Costa e studiosi come Roberto Vecchi,
un percorso sul tema musica-poesia presente
nella sua opera.
La
manifestazione, organizzata da Immaginare
l’Europa, da’ ragione ad una città
come Napoli capace di stimolare la comunicazione
musicale e culturale tra i cittadini di
tutto il pianeta, innalzandosi come capitale
dell’incontro tra le diverse etnie, vero
simbolo della globalizzazione.
Per saperne di più:
Immaginare L’Europa infoline 06.5884008
website: Imageuro.net
William
Blake - painter - draughtsman - printer - poet - illustrator
- visionary
Tate Britain | The
Gilbert Collection-Sir Arthur Gilbert - Somerset House |
Seeing
Salvation - Grunewald and his Contemporaries - National Gallery
St Johns' Passion - J. S. Bach - English National Opera -
Jerusalem | Treasures
of Catherine the Great-Prince Gregory Potemkin-Hermitage Rooms-Somerset
House | Spectacular
Bodies- Hayward Gallery |African
Galleries- British Museum| The
John Gielgud Collection Auctioned - Sotheby's |Century
City - Tate Modern | Treasury
of the World: Jewelled Arts of India in the Age of the Moguls
- British Museum |Ralph
Richardson Collection Auctioned - Sotheby's |
Giorgio
Morandi - Tate Modern |Arte
Povera: Zero to Infinity - Tate Modern | James
Gillray - The Art of Caricature - Tate Britain |
Stanley
Spencer - British painter - Tate Britain | Painted
Ladies: Women at the Court of Charles II-National Portrait
Gallery |Mirror
Mirror: Self-Portraits by Women Artists-National Portrait
Gallery |Facts
of Life: Contemporary Japanese Art - Hayward Gallery-The London
Eye | Saatchi
Gallery-Ant Noises Two |
Apocalypse: Beauty And Horror In Contemporary Art-Royal Academy
|Stanley
Kubrick - Prizefighter - A Space Odyssey - Still Moving Pictures
| Sebastiano
Salgado - Exodus - Migrations - Scuderia Papale |
Helmut
Newton - Newton's Big Nudes - Barbican |
Alberto
Korda-Alberto Díaz Gutiérrez-Cuban
Photographer-El Che-Che Guevara-Guerrillero Heroico |
Brassai - The Soul of Paris - Goya - The Hayward Gallery |
Cecil
Beaton - Photographer - Diaries |Oliviero
Toscani - United Colours of Benetton - Block on the Carpet
- BBC2 documentary |David
Royston Bailey - Swinging Sixties - Barbican- David Bailey
|
Richard
Avedon - From the Sixties - Sarah Moon - Hulton Getty Picture
Gallery
|
Annie
Leibovitz - Michael Hoppen Gallery - Shine Gallery |
Kevin
Carter - Kim Phuc's photo |
Tierney
Gearon - I Am a Camera - Saatchi Gallery
|
Hiroshi
Sugimoto - Serpentine Gallery |
Brian
Adams - The Haven Trust - Michael Hoppen Photography |
Princess
Paparazzi |
Salgado
in Cammino - Scuderia Papale
Berenice
Abbott - Henry Cartier-Bresson - Robert Doisneau - Helen Levitt
- Tale of Two Cities - Hulton Getty Gallery |
Photographs
by Snowdon - Ellizabeth Taylor - A Photographic Celebration - National
Portrait Gallery |
Jacques-Henri
Lartique - French photographer |
Mikhail Baryshnikov – White Oak Dance Project – Sadler's Wells|
Pina Bausch & the Tanztheater Wuppertal
Masurca Fogo - Sadler's Wells| Swan Lake - The Car Man - choreography by Matthew Bourne-Adventures in Motion Pictures |
The Rambert Dance Company - Celebrating 75 years |
Martha Graham's Company of Contemporary Dance |
Merce Cunningham – “The World's Greatest Choreographer” Barbican |
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Kirov Ballet : Chopiniana - Les Syphides - Scheherazade - The Firebird - Don Quixote - Gabriel Garcia Marquez - Irek Mukhamedov Company with Altynia Asylmuratova |
Kirov Ballet : Asylmurtova - Mukamedov - Diana Vishneva - Igor Zelensky - Danil Korsuntsov - Marius Petipa - White Nights - Mikhail Fokine - Serge Diaghilev
Rudolf Hametovich Nureyev - Margot Fonteyn |
Irek Mukhamedov Company with Altynia Asylmuratova |
Kirov Ballet - Le Corsaire - Serenade - Natalia Sologub |
Mariinsky Theatre - Hermitage - Catherine Palace - Amber Room - Peter Ustinov - Canonising Russian Imperial Family - Simon Sebag Montefiore - Prince of Princes:The Life of Potemkin |
Bolshoi Ballet - Swan Lake - Chopiniana - The Sleeping Beauty - La Sylphide - Le Spectre de la Rose - Theatre Royal Drury Lane | Dutch National Ballet - Hans van Manen - Rudi van Dantzig - Toer van Schayk - Twilight - Sospiri - Robert Mapplethorpe - Sadler's Wells
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Royal Opera House - Covent Garden |
Sylvie Guillem - Giselle - La Scala Ballet - Royal Opera House - Covent Garden
| San Francisco Ballet - Helgi Tomasson - Fanfare - Jerome Robbins - Magrittemania - Rene Magritte - Yuri Posokhov - Royal Opera House - Covent Garden |
Royal Ballet - Onegin - Alina Cojocaru - Adam Copper - Royal Opera House - Covent Garden
Ballet Frankfurt - William Forsythe - Artefact - Eidos: Telos - Sadler's Wells |
Manon - Royal Ballet - Royal Opera House - Covent Garden Coppelia - Royal Ballet – Royal Opera House - Covent Garden |
The New World - Royal Ballet - Royal Opera House - Covent Garden |
Egypt | Abu Simbel in Nubia-Egypt | Syria | Jerusalem - Middle-East |
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