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Anno XLVII / N. 299 Sabato 3/XI/1990
Aveva 57 anni. Stamattina i funerali
Morto il regista
Gianni Amico
Fra cinema, Tv e musica jazz

 

ROMA È morto ieri a Roma Gianni Amico, regista di cinema, televisione, documentari, sceneggiatore. Era nato a Loano il 27 dicembre del 1933. Come sceneggiatore Amico aveva collaborato con Bernardo Bertolucci a film come "Prima della rivoluzione" e "Partner" mentre tra le sue opere di regista cinematografico vengono ricordati i film "Inchiesta", "Le cinque stagioni" ed "Io con te".

Un nome, perciò, legato ad una stagione assai particolare deel nostro cinema" proiettata verso mutamenti fondamentali nei rapporti tra il grande schermo, la società italiana, il pubblico: Tutti elementi riflessi nelle successive esperienze, sospese fra musica intelligente ed importanti esperienze di regia televisiva. Grande appassionato di jazz, Gianni Amico è stato tra i pochi registi a dedicarsi alla musica; afro americana realizzando. opere come "Noi insistiamo", ispirato ad un celebre disco di Max Roach, "Appunti su un film di jazz". Prima di abbandonare l'attività a causa della malattia, Amico stava lavorando a un film sul celebre chitarrista zigano, Django Reinhardt. Per la televisione aveva diretto "Le affinitè elettive". I funerali si svolgeranno questa mattina alle 11 presso la chiesa del "Quo Vadis".


Il regista Gianni Amico
IL SECOLO 3/XI/1990
Gianni Amico, l'utopia allavoro
Sempre in cerca di una dimensione poetico-politica

 


ROMA - E' morto, dopo tre mesi di una grave malattia, il regista Gianni Amico. Era nato a Loano nel 1933. Era creseiuto a Genova dove aveva svolto intensa attività nel campo dei cineclub e dei Columbianum prima di trasferirsi a Roma e intraprendervi carriera di regista.

Nei giorni scorsi, mentre le agenzie davano notizia dei nuovo festival de] cinema latino americano in corso a Trieste, é capitato piá volte di pensare a Gianni Amico. A1 giovanissimo Gianni Amico che trent'anni fa, a Santa Margherita, dirigeva Ia prima rassegna che di quel cinema fosse mai stata concepita in Europa. L'idea era nata a Genova, nell'ambito dei Columbianum appena fondato da padre Arpa, il quale l'aveva affidata operativamente ad un gruppo di ragazzi in gamba, fra cui, appunto Amico, ch'egli aveva conosciuto come battagliero frequentatore dei cineclub genovesi. Amico, che viveva allora a Cornigliano, faceva parte di un gruppo di giovani di sinistra, molto vivace mtellettualmente, che avevano trovato nel cinema un fertile campo alia discussione. Amico le quattro edizioni della rassegna le due di Santa Margherita e le due di Sestri Levanta con una lucidità e un'eficienza sorprendenti, con una maturità in cui coesistevano con naturalezza coraggio e diplomazia. Basta pensare a quel che Ia rassegna significò, non soltanto per gli autori e le scuole che fere conoscere da Torre Nilsson a Birri a Rocha, e il nuovo cinema brasiliano, e tutto il Bunuel messicano ma anche per i risvolti politici e i rapporti intefnazionali. Fu proprio Ia rassegna, tanto per fare un esempio, a segnare ufficialmente Ia fine dell'isolamento diplomatico di Cuba.

Ma intanto l'esperienza ai Columbianum e i i contatti con gli esponenti di molte cinematografie avevano spinto Amico a tentare Ia strada diretta della creazione. Nel '63 si trasferi a Roma fece subito un po' di tutto, dai cosceneggiatore all'aiuto regista. E l'attore: in "Prima della rivoluzione" di Bertolucci, dove impersonava un cinéphile delirante fanatico di Godard. Un personaggio di fantasia, ma neppurc tanto. Chi ha conosciuto Amico in quegli anni ricorda il suo appassionato, quasi febbrile, eppure raziocinante, discorrere di nouvelle vague, di Godard e della Varda. Per non parlare dei Fellini di allora (era stato uno dei primi a leggere Ia sceneggiature de ''La dolce vita", e ad entusiasmarsene). Sul set come regista arrivò grazie ad alcuni documentari. Uno dei primi che firmo fu "Noi insistiamo" (1965), di un disco di Max Roach (il jazi era un altro dei suoi grandi intéressi). Vennero poi i Jungometraggi, da "Tropici", girato in Brasile (1967), sull'odissea duna famiglia che emigra dal nord'est a San Paolo, a "L'inchiesta"~ ambientato in Liguria (1967), da "Central Park" (1972), realizzato a Nem York a "Le cinque stagioni" (1975) per il quale fece un breve ritorno "a casa": é Ia storia di alcuni ospiti dell'istituto per anziani di Coronata (attori Tino Carraro Gianni Santuccio, Isa Miranda, Carlo Romano, Laerte Ottonelli), per i quali Ia costruzione di un prese-pio diventa Ia costruzione dell'utopia. "Questo si che è un film político", dirá Amico in un'intervista. E niente meglio di questa osservazione potrebbe sintetizzare Ia sua personale ideologia.

Girò poi numerosi corto e mediometraggi per Ia tv, fra i quali una notevole ricostruzione dei passaggio di Segantini a Manarola, nonché un altro film a soggetto, una commedia: "Io con te non ci sto piú" (1984) con Monica Guerritore. Ma sempre nel segno di quel credo che per lui era stato il cinema degli anni Sessanta.

Piero Pruzzo

IL SECOLO 3/XI/1990
RASSEGNE              Da lunedì al Lumière di Genova
Visconti Film per Film


GENOVA - Non si finisce mai di misurarsi con il cinema di Visconti. Sugli schermi dei mondo s'avvicendano le tendenze, gli autori, le tecnologie, ma l'opera dei grande regista italiano non per questo perde di interesse e di attualità. Ne sono testimonianze i convegni, i cicli, i libre a lui intitolati che continuano a crescere di numero e di significato (di questi giorni è l'arrivo in libreria di un ampio, rigoroso studio in tre volumi a firma Lino Miccichè, editore Marsilio). Un contributo a questa rilettura di Visconti viene ora dal Cineclub Lumière di Genova, che annuncia una "personale" completa di tutta Ia sua attività cinematografica. Anzi, con un prologo, lunedi 5, che va a recuperare tre f lm di Renoir cui Visconti, giovanissimo, prese parte come assistente regista e come costumista o sceneggiatore: "Tone"(1934), "Une partie de campagne"(1936), "La Tosca"(1940).

Si tratta proprio di quel tirocinio che, insieme a una selezionata frequentazione degli avvenimenti culturali, affinò i mezzi nel futuro regista nel segno di un realismo umanistico e poetico di nuovo impatto. Nuovo almeno nel panorama produttivo italiano, entro il quale Ia prima regia viscontiana, "Ossessione"(1943), fece un effetto dirompente con il suo quadro ambientale e Ia sua verità umana, anche se Visconti, in quel momento, non era il solo in Italia a mettere in evidenza sugli schermi un volto dei paese che Ia facciata ufficiale (a dispetto di certe ricorrenti insegne populistiche) preferiva ignorare. Non si dimentichino i segnali che venivano da "Sissignora" di Poggioli, da "Fari nella nebbia" di Franciolini, da "Quattro passi fra le nuvole" di Blasetti, da "I bambini ci guardano" di De Sica, tutti film che, fra il '42 e il'43, aprivano spazi nuovi, variamente realistici, nel conformistico panorama delle commediole bor-
ghesi o delle giostre in costume. Quello che distingueva però Visconti era una più aggiornata maturità culturale (nell'ispirazione letteraria come nella ricerca stilistica) e un più cosciente impegno civile.

Bene. Sarà interessante ripercorrere ancora una volta questo itinerario dal suo primo svolgersi (appunto "Ossessione", e poi "La terra trema" e "Bellissima") alla sua varia crescita (da "Senso" a "Rocco e i suoi fratelli", da "Il gattopardo" a "La caduta degli dei", da "Morte a Venezia" a "Ludwig") senza escludere nessuno degli altri titoli che scandiscono una carriera di grandissima forza rappresentativa, anche là dove un certo compiacimento intellettualistico o una certa enfasi melodrammatica. sembrano raggelare alquanto la materia (come in "Notti bianche" o ne "Lo straniero" o in "Gruppo di famiglia in un interno").
L'unico rammarico, per il Cineclub Lumière, è di non poter proiettare tutto nello stretto ordine cronologico. La disponibilità dei film, in queste retrospettive, deve infatti fare i conti con troppe contingenze; e nonostante l'interessamento dei vari enti che per l'occasione collaborano con il Lumière dal Centro Culturale Galliera alla Cineteca Griffith, alla Cineteca Nazionale accadrà, per esempio, che "Morte a Venezia" (1971) precederà, martedì 20, "Il gattopardo" (1963), previsto lunedì 26. I film, in genere, saranno due la settimana. L'intero ciclo si concluderà a gennaio. Diamo qui intanto il calendario di novembre: lunedì 5, l'accennato "evento" con i tre film di Renoir; martedì 6 "Ossessione"; giovedì 8 "La terra trema"; martedì 13 "Bellissima"; giovedì 15 "Senso"; martedì 20 "Morte a Venezia"; giovedì 22 "Rocco e i suoi fratelli"; lunedì 26 "II gattopardo"; giovedì 29
"Vaghe stelle dell'orsa".

P.P.

Rep 4/XI/1990
Collaborò con Rossellini e Bertolucci
E'morto il regista
Gianni Amico

 

di ALBERTO FARASSINO

EMMENO un ultimo soggiorno nella clinica tedesca da cui è uscito miracolosamente guarito uno dei suoi amori, il zzista Stan Getz, hasalvato la vita a Gianni Amico, ucciso da un tumore l'altro ieri all' età di 57 anni. Gianni Amico era un regista di cinema, un appassionato di jazz e un innamorato del Brasile.

A Genova, nei primi anni Sessanta, organizzava un festival di cinema latino?americano in cui grano arrivati p er la prima volta in Europa i film del "cinema novo e aveva fatto pubblicare una pionieristica storia del cinema brasiliano. Il suo primo bellissimo film si chiamava Tropici ed era stato girato nel 1968 fra la miseria e la desolazione del sertao: un pezzo di autentico cinema novo fatto da un italiano.

Ma Gianni Amico era dentro il cinema non solo quando riusciva a girare un suo film. Ha collaborato come aiuto o sceneggiatore con Rossellini per Era notte a Roma, con Bertolucci per Prima della rivoluzione (dove faceva anche una parte memorabile, l'amico del protagonista che gli parla di Hawks e dì "Il fiume rosso), con Godard per Vento dell'Est, con Glauber Rocha ber Il leone a sette teste. Tutto il nuovo cinema degli anni Sessanta?Settanta gli deve qualcosa, forse senza saperlo e certamente senza che lo sapessero gli i spettatori, anche quelli che gli i titoli di coda fino all'ultimo nome dell'ultimo macchinista.

Ma anche se raramente il suo nome arrivava sugli schermi da protagonista, e se sembrava sempre che passasse troppo tempo fra un suofilm e il successivo, a rivedere ora la sua carriera ci si accorge che essa, oltre che bella, coerente e appassionata non e stata affatto scartna. Film per la televisione concentrati e attenti alle sfumature come L'inchiesta (1970) sceneggiato assieme a Bernardo Bertolucci, Ritorno (1972) scritto assieme a un altro suo amico anch'egli troppo presto scomparso, Enzo Ungari, Le cinque stagioni, lungo e applauditissimo film alla Mostra di Venezia del 1975 e poi sceneggiato a puntate in tv, tutto ambientato m un ospizio peranziani e interpretato da tutti i più deliziosi vecchi attori del cinema italiano.

Poi Le affinità elettive, del 1978, sceneggiato classico fatto "persbaglio", nato cioè da unlapsus di titolo nel fare unaproposta alla Rai, grazie al quale comunque si vide perla prima volta un'opera di Goethe sul piccolo schermo.

Alla musica Amico aveva dedicato un documentario molto visto nei cineclub e nelle rassegne sul tema, Appunti per un film sul jazz con Gato Barbieri, un altro film del suo'68 brasiliano, Ahi vero o samba e, dopo aver lavorato a lungo ad un progetto di musical go girare nel suo Brasile che sarebbe stato forse il suo film più bello e congeniale, stava preparando prima che la malattia lo fermasse un film sul chitarrista Django Reinhardt.

Per il cinema da grande schermo, quello che più amava da cinéphile e più sapeva fare da regista, aveva diretto nel 1983 una commedia divertente, intelligente ma sfortunata, Io con te non ci sto più, prodotta dal suo amico Bertolucci, e più recentemente un film di commissione ma non di maniera, Un amore sconosciuto, presentato all'ultimo Festival di Rotterdam.

Lascia la moglie Fiorella, montatrice cinematografica, e un figlio che si chiama Olmo, il nome di un personnagio di un film che amava.

L'UNITA 9/XI/1990
NOTTURNO ROSSO
RENATO NICOLINI
Il ruolo corsaro
di un amico generoso

 

Tornando a Roma da Correggio, dove ero andato per vedere Patrizia (Sacchi) nel Miles Gloriosus di Plauto, contaminato con i Pagionamenti di Francesco Andreini (Le due commedie in commedia Amore nello Specchio, etc.) e messo in scena da Scaparro come se fosse Una rappresentazione nello stile della commedia dell'arte del '600; e da Modéna, dove avevo visto la splendida mostra di Enzo Cucchi intitolata a Roma, con i quadri appesi in equilibrio oscillante su fili tesi, un'immagine straordinaria del Colosseo come modulo della Torre di Babele, ed in catalogo, nel dialogo Immaginario tra Roma e Napoli firmato da Achille Bonito Oliva, la rivendicazione del Mila Gloriosus di Plauto come uno dei caratteri fondamentali della strana gloria di Roma: sento alla, segreteria telefonica di casa la voce di Bernardo Bertolucci. E l'allegria del viaggio scompare di colpo: perché già so ciò che quella voce voleva annuciarmi due giorni primá: la morte di Gianni Amico. Mi dispiace di non averlo visto un'ultima volta, nel breve periodo del suo ultimo ritorno a Roma, dopo aver tentato di trovate in Germanla una cura al cancro che lo stava consumando. Lo ricorderò così come l'ho visto l'ultima volta, piombando a casa sua verso mezzanotte dopo un interminabile consiglio comunale.

Nella nuova casa, vici no a Villa Pamphili, si era trasferito da poco, lasciando con qualche dispiacere la vecchia di Prati, via Monte Zebio. Era fiero della piccola terrazza, poco più di un balcone; dove - pensava - si sarebbe potuto mangiare all'aperto nei' 'giorni d'estate. "L hai comprata?", gli ho domandato; e Gianni si è quasi messo a ridere, come potevo pensarlo? comprare casa lui, che non ha mai posseduto nulla. Mentre dava molto.

Gianni Amico era uno di quegli intellettuali, sempre più rari, ché sentono la cultura come qualcosa che non appartiene soltanto a loro; che non è solo creatività individuale, ma linguaggio, sentimenti, aspirazioni comuni con altri. Proprio per questo, poteva essere ed era molto esigente, per nulla disposto a concedere qualcosa al conformismo della società di massa Oltré ad essere un autore ai cinéma, nella cui scarna filmografia non c'è nulla di superfluo e di occasionate Y sarebbe bello rivedere il suo ultimo film, una delicata commedia sulla mancanza di case, interpretato da Victor Cavallo e Monica Guerritore Gianni Amico aveva prodotto Strategia del ragno, ed era stato così produttore di Bemardo Bertolucci in un momento per lui delicato e difficile.

La sua generosità insomma lo spingeva ad un ruolo corsaro, ad impegnarsi in campi dove c'e molto da perdere; a non rinchiudersi nel comodo albergo di un unico ruolo. Da me era venuto quanto era assessore, per propormi "un grande progetto", una manifestazione sulla cultura brasiliana, naturalmente intitolata: "Samba!". Il samba percorre - mi spiegava - la cultura brasiliana; non la esaurisce, ma ne è l'elemento costitutivo. Scrivono samba i grandi poeti del Brasile, come Vinicius de Moraes e come Chico Buarque. Accanto al samba, pensavamo di offrire i film di Glauber Rocha, le commedie con Sonia Braga, una grande mostta di "arte plumaria" degli indios del Brasile, il grane barocco di Salvador de Bahia, i giardini di Burle Marx e le architetture di Oscar Niemeyer, il sogno di Brasilia a metà tra Don Bosco ed il populismo di sinistra. Per realiz tarlo, siamo andati in Brasile.

In Brasile abbiamo inseguito il ministro Pecora, allora sottosegretario al bilancio, un uomo molto potente in quel momento di trapasso tra la dittatura militare e là democrazia, alla vigilia delle elezioni. Il nostro. ragionamento era semplic: la logica degli scambi culturali è antitetica a quella della dittatura, è veleno per i colonnelli; cerchiamo perciò di spingere il governo brasiliano ad autodistruggersi credendo di rafforzarsi. Da Rio ci siamo così recati a Bahia, dove sembrava che Pecora stesse festeggiando il carnevale; da Bahia a Brasilia, dove gli ascensori degli alberghi erario ancora manovrati a mano, da un inserviente in livrea; e finalmente abbiamo raggiunto l'inafferrabile Pecora a
San Paolo. L'abbiamo persuaso a far pagare alla Varîg ed al Turismo brasiliano il viaggio a Roma della scuola di Samba che aveva vinto al carnevale di Rio, quell'anno era Imperio Serrano. Soddisfatti, siamo tornati a Roma per essere accolti da grandi titoli delle pagine di cronaca: "Italia Nostra dice no al Samba ai Fori" "Il prosindaco Severi contro l'effimero"; "SI alla vera cultura, no alle nicolinate".

Così il Samba l'abbiamo fatto solo l'anno dopo, senza aiuti. dal Brasile e con qualche entusiamo e progetto di meno. Caro Gianni, mi è capitato di ricordarti così, alla ricerca di qualcosa di nuovo e di bello, che proprio quando sembrava raggiunto svaniva, ma non per questo cessavi di crederlo possibile. Di quel Samba romano esiste un tuo splendido film che per uno strano paradosso produttivo sembra destinato a non poter e5' sere visto da nessuno. Sarei be bello liberarlo; se protessimo vederlo, chissà che in qualche modo non ti sem brerà di essere ancora tra noi; che comunque non ti di menticheremo.

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3/XI/1990
E' morto ieri a Roma Gianni Amico
Regista dell'utopia
fu il poeta della tv
Aveva lavorato soprattutto per la Rai - Tra le sue opere
"Racconto di Natale" e "Le cinque stagioni"

 

ROMA - E' morto ieri il regista Gianni Amico.
Da tre mesi soffriva di un tumore al pancreas.


di MORANDO MORANDINI


"Come mai mi telefonate tanto spesso? State già preparando il coccodrillo?". Così diceva Gianni Amico al telefono poche settimane fa. Poi, in un fievole sobbalzo di allegria: "La sai la storiella del coccodrillo? Le sue ultime parole in punto di morte? Per favore, niente lacrime". E' sempre difficile parlare della morte di un amico, soprattutto quando è più giovane di noi. Cercherò di essere lucido.

Nato a Loano il 27 dicembre 1933, aveva fatto i suoi primi passi professionali come direttore della Rassegna del Cinema Latino Americano che, per iniziativa del Columbianum del padre gesuita Angelo Arpa, si svolse nei primi anni Sessanta a Santa Margherita e in altri centri della Liguria di Levante. Nacque allora il suo interesse qualcosa di più: l'amore per l'America Latina e per la sua cultura (la musica, soprattutto) che nel 1968 lo portò a dirigere "Tropici", il suo primo film lungo di finzione, dopo aver fatto le prove di apprendistato con i documentari "Noi insistiamo" (1964) e "Appunti per un film sul jazz" (1965) e tre puntate per la Rai sul samba brasiliano. L'ultimo progetto al quale stava lavorando era un film sul grande chitarrista jazz, d'origine zigana, Django Reinhardt.

Se si toglie "Io con te non ci sto più" (1983), deliziosa commedia sofisticata che non ebbe successo (gli era stata prodotta da Bernardo Bertolucci, di cui era amico e collaboratore fin dai tempi di "Prima della rivoluzione"), tutto il suo lavoro si è svolto nel quadro della televisione di Stato: due film ("L'inchiesta", 1970; "Ritorno", 1972), lo sceneggiato originale in quattro puntate "Le cinque
stagioni" (1975), un adattamento di "Le affinità elettive" (1977) di Goethe, "Lo specchio rovesciato" (1980), inchiesta in tre parti sulla compagnia dei portuali genovesi.

Tra i suoi film a me è particolarmente caro " Le cinque stagioni", ambientato in una casa di riposo per anziani dove un gruppo di ospiti decide di costruire un presepe per vincere il premio di 3 milioni di un concorso.

Sui temi della costruzione dell'utopia, della realizzazione di un sogno collettivo e della riscoperta del lavoro come creatività e sforzo comune, Gianni Amico ha fatto un film di grande felicità espressiva, commovente e divertente. E' uno dei più poetici "Racconti di Natale" che abbia mai visto sullo schermo. Se la volgarità dei tempi e la rincorsa forsennata agli indici di ascolto lo ermettessero, la Rai potrebbe rimandarlo in onda. Sarebbe un bel regalo di Natale per il pubblico e un omaggio a un regista che, tra le sue tante qualità, non aveva quelle che servono al successo.

3/XI/1990
Che cosa resta dei nostri giorni

 

di MARIO NICOLAO

Quando Gianni Amico andava a trovare Joao Gilberto, nel suo appartamento di Rio, si faceva tardi con amici, poi Joao, giusto all'alba, proponeva di fare un giro in automobile. A questo punto qualcuno si diceva indisposto, altri segnalavano appuntamenti di primo mattino, tutti se la svignavano.

Restava solo Gianni che saliva sulla macchina di Joao, dove gli altoparlanti erano sempre al massimo, e cominciava una notte melodiosa e ritmica in cui Joao guidava senza vedere perché era molto miope, dicendo che seguiva i suoni della strada (soverchiati dall'Hi Fi). Si voltava verso Gianni, raggelato sul sedile e lo rassicurava: "Guido co me i pipistrelli".

Di recente si erano incontrati a New York, nello stesso albergo, scoprendo di avere le stanze vicine. Gilberto stava lavorando da anni a un disco che non esce mai. Vi figurano due canzoni strane (ma poi, perché?) per un cantore della Bossa Nova: "Malaga" (quella che cantava Fred Bongusto) e l'hit di Charles Trenet "Que reste-t'il de nos amours?", che cosa resta dei nostri amori, che cosa resta di quei bei giorni?

Gianni Amico mi ha raccontato queste cose con altre non ho tempo né voglia di citare pochi giorni fa. Da parte mia gli ho dato un nastro di Fossati ("Lusitania") e "Os Miltons" di Nascimento, che conosceva bene, che era suo amico. Gli sono piaciute due canzoni di Fossati e ha apprezzato Milton, ma con riserva ("ha fatto di meglio"). Le canzoni di Fossati che gli piacevano erano quella in cui si trasmette da una casa di Argentina e l'altra in cui il tempo passa lento. Invece il tempo volava per lui, che è morto ieri mattina. Volava sì, ma senza che lo percepisse. Passava lento invece, perché quella grande farsa che è la vita rallenta i suoi battiti quando sta finendo, questa cagna, con i suoi inganni, con le sue mistificazioni, con le cure miracolose che non esistono, con le diete che hanno salvato Stan Getz, con i piccoli apparecchi che "sparano" sulla parte malata dosi di medicinale e intanto gli altri, gli amici, i congiunti ti guardano e nei loro occhi si specchia la tua malattia.

Cosi se ne è andato Gianni, nato a Loano ma di Manarola, con Bagnasco che telefonava e voleva sapere e non sapere, come tutti noi, come tutti coloro che onoravano questo cognome così vero, così fraterno: Amico.

Glauber Rocha diceva che Gianni Amico era l'unico regista brasiliano di nascita europea. Glauber è morto prima. Anche Paulo Cesar Saraceni diceva lo stesso. Lo dicevano tutti i musicisti verdeoro che lo amavano come un fratello, Milton, Joao, Caetano Veloso (che gli aveva chiesto se valeva la pena di andare al Tenco e Gianni aveva risposto di sl perché era ligure, ma solo per questo). Lo dicevano anche tutti i musicisti di jazz di cui Gianni aveva cantato nei suoi film irripetibili. Lo piangeranno tutti, ma davvero, non come in questi compianti che sono sempre comici e magniloqúenti. Lo piangerà Gato Barbieri, che tanto gli deve, e Michelle, lo piangeranno Don Cherry e Ornette Coleman. Lo piangeranno coloro che gli sono stati a fianco: Checco Altan, Arnaldo Bagnasco, Giuseppe e Bernardo Bertolucci.

Scherzavamo insieme sul fatto che un mio "coccodrillo" (pezzo scritto ante mortem) aveva salvato la vita ad Astor Piazzolla. Ma per lui non avevo la forza di scriverlo e adesso eccolo qui, troppo tardi per portargli fortuna.

3/XI/1990
La scomparsa del regista ligure. Aveva 57 anni
Gianni Amico, un cinema
tra jazz e Bertolucci

 

ROMA - E motto ieri a Roma il regista Gianni Amico. Aveva quasi 57 anni: era nato a Loano, in provincia di Savona, il 27 dicembre 1933, ed era figlio di un capitano di marina. Aveva frequentato il liceo a Genova e proprio nel capoluogo lígure aveva cominciato ad occuparsi di cinema, organizzando rassegne e cineforum per il centro Colombiano e, soprattutto; vedendo film su film. "Credo che il cinema sia una cosa estremamente semplicediceva penso che anche un bambino di cinque anni possa fare un film, meglio di quanto lo facciamo noi, perché il linguaggio del cinema è il linguaggio della vita. È la cosa più naturale che esista, credo davvero che qualsiasi persona possa fare un film".

C'era molto di Amico, della sua personalità privata e artistica; in questo "credo". Ed è con questo approccio, a metà fra il cinefilo e l'organizzatore culturale, che Amico si avvicina al cinema professionale a trent'anni, nel 1963. Bernardo Bertolucci lo vuole come cosceneggiatore e aiuto regista in Prima della rivoluzione. Assieme a Bertolucci scriverà anche Partner, nel '68, ma nel frattempo Amico ha esordito nella regia realizzando documentari su quelle che sono le altre due grandi passioni della sua vita: il jazz e il Brasile. Noi esistiamo (1964) è un'illustrazione visiva di un omonimo disco del grande batterista Max Roach, e vince un premio al festival di Locamo. Seguono Appunti per un film sul jazz e Tropici (che fu in assoluto il primo film prodotto dalla Rai), nonché la sceneggiatura di un film diretto dall'amato Glauber Rocha, maestro indiscusso del "cinema novo" brasiliano: Der Leone Have Sept Cabecas, titolomultilinguìstico (le lingue dei colonialisti, italiani ompresi), girato in Congo, che mette in scena con uno stile onirico ed estremamente libero i drammi del terzo mondo.

Amico, in seguito, altemerà sempre l'attività di documentarista (anche per la tv) a quella di regista di film a soggetto. Dopo L'inchiesta, Le affinità elettive (per la televisione) e Le cinque stagioni, è Bernardo Bertolucci (in qualità di produttore) a permettergli di realizzare lo con te non ci sto più, alla cui sceneggiatura (assieme a Enzo Ungari) collabora anche il grande vignettista Altan. Definito dal regista "una commedia realistica su una coppia alle prese con il problema degli alloggi", lo con te non ci sto più incontra addirittura assurdi problemi con la censura, a causa di una scena (per altro, estremamente pudica) in cui si intravvede un nudo maschile. Ultimamente, Amico era ritornato all'amore per il jazz: stava preparando un film sul personaggio del celebre chitarrista tzigano Django Reinhardt.

Al.C.

 
IL GIOR 3/XI/1990
Scomparso Amico sceneggiatore
di Bertolucci e regista

 

ROMA - É scomparso ieri a Roma Gianni Amico, regista di cinema e di programmi televisivi e di documentar) ma anche sceneggiatore.

Amico era nato a Loano, in Liguria, il 27 dicembre 1933. La sua attività di sceneggiatore l'aveva portato a collaborare con il regista Bernardo Bertolucci alla realizzazione di pellicole, come "Prima della rivoluzione" e "Partner".

In qualità di regista cinematografico Gianni Amico aveva invece diretto i film "Inchiesta", "Le cinque stagioni" e "Io con te".

Grande appassionato di musica jazz, Amico è stato tra i pochi registi a dedicarsi anche alla musica afro americana realizzando, tra l'altro, opere come "Noi insistiamo", ispirato ad un celebre disco di Max Roach, e "Appunti su un film di jazz".

Prima di abbandonare l'attività per motivi di salute, Gianni Amico stava lavorando ad una pellicola sul celebre chitarrista zigano Django Reinhardt. Per la televisione aveva diretto invece "Le affinità elettive". 1 funerali si svolgeranno questa mattina nella chiesa "Quo vadis" di Roma.

 
CINEMA 3/XI/1990
E' morto Gianni Amico
regista outsider

di P. Fr.

ROMA

Gianni Amico è morto ieri mattina a Roma presso la casa di cura "Pio XI" dove era da tempo ricoverato per un male incurabile. Regista di cinema e televisione, sceneggiatore, Amico era nato a Loano nel 1933 ed aveva passato buona parte della sua giovinezza in Liguria. Nei primi anni sessanta aveva iniziato ad occuparsi di cinema, collaborando con l'Istituto "Il Colombiano" di Genova. In quel periodo Amico aveva dato vita al "Festival del cinema latino americano", un'occasione per conoscere i film di Glauber Rocha e degli altri esponenti del "Cinema Novo" brasiliano. E proprio con il cinema brasiliano aveva intessuto rapporti strettissimi: Tropici, il suo primo lungometraggio (prodotto nel '68 dalla Rai e girato in Brasile) era considerato a tutti gli effetti un film del "Cinema Novo".

Prima di Tropici Gianni Amico aveva collaborato con Roberto Rossellini per Era notte a Roma e con Bernardo Bertolucci per Prima della rivoluzione. Grande appassionato di jazz, per la Rai aveva girato il documentario Appunti su un film di jazz e Il cinema della realtà, un documentario sul neorealismo in cui, a fianco di Cesare Zavattini, Amico aveva intervistato anche Bertolucci, Pasolini e Bellocchio: il neorealismo attraverso gli occhi di chi in quegli anni si stava affacciando al cinema.

Successivamente Amico aveva realizzato L'inchiesta, un film cosceneggiato con Bertolucci e interpretato da Anne Wiazemsky (era stata la Chinoise di Godard), e Ritorno. Aveva proseguito alternando cinema e televisione, firmando alcuni sceneggiati girati in pellicola e utilizzando il sonoro 'in presa diretta: nel 1974 Le cinque stagioni, un anno di vita ambientato in un ospizio di vecchi, con Carletto Romano, Renato Pinciroli, Tino Carraro e Concetta Barra; nel 1977 Le affinità elettive (era la prima volta che Goethe veniva portato in televisione), cosceneggiato assieme ad Italo Alighiero Chiusano e Marco Melani, ed interpretato da Nino Castelnuovo, Veronica Lazar e Francesca Archibugi.

Prima di abbandonare l'attività a causa della malattia, Amico stava lavorando a un film sul chitarrista Django Reinhardt. Aveva anche ricevuto proposte per un remake di Le Cinque stagioni, questa volta interpretato dai "grandi vecchi" del cinema italiano.

I suoi funerali avranno luogo stamattina alle 11 presso la chiesa Quo Vadis di via Appia Nuova.

IL POPOLO 4-5/XI 1990
La scomparsa
di Gianni
Amico

 

Si sono svolti ieri i funerali di Gianni Amico, il regista scomparso due giorni addietro in una clinica romana, per un male incurabile di cui soffriva da tempo. Avrebbe compiuto a dicembre cinquantasette anni.

Nato a Loano (Savona), Amico aveva cominciato ad occuparsi di cinema come organizzatore culturale, curando rassegne e festival (sul cinema latinoamericano) per il centro dei Gesuiti il Colombiano di Genova. L'occasione di "fare" cinema gliela offri nel 1963 l'amico Bernardo Bertolucci, che gli chiese di sceneggiare con lui la propria opera d'esordio, Prima della rivoluzione (di cui Amico fu anche aiuto regista). Cominciò quindi a lavorare per la televisione, realizzando una lunga serie di servizi per rubriche culturali, ottenendo numerosi premi.

Unendo insieme due grandi passioni, il cinema e la musica, diresse il suo primo cortometraggio, Noi esistiamo (1964), dedicato al batterista jazz Max Roach. Pochi anni dopo, in Brasile, prese forma il lungometraggio Tropici, sulle contraddizioni di quel Paese. Fu quello il suo primo film, ed anche il primo film prodotto dalla Rai. Con Bertolucci preparò nel 1968 la sceneggiatura per Partner, e con il regista brasiliano Glauber Rocha i testi per Il leone a sette teste (1969).

"Credo che il cinema, diceva Amico, sia la cosa più naturale che esista, credo davvero che qualsiasi persona possa fare realmente un film". E' a questa naturalezza, unita ad una intelligenza colta e sensibile, che il regista deve le sue opere migliori: soprattutto nel campo documentario (sui portuali di Genova, sul neorealismo, sull'America), e i due ottimi sceneggiati televisivi, Le cinque stagioni (ambientato in una casa di riposo per anziani) e Le affinità elettive, tratto dal romanzo di Goethe.

Il suo ultimo lavoro era stato Un amore sconosciuto, presentato all'ultima edizione del Festival di Rotterdam, e stava lavorando ad un film sul celebre chitarrista zigano Django Reinhardt.

L. G.

Mattime 3/XI/1990
Morto il - regista
Gianni Amico

 

ROMA - É morto oggi a Roma Gianni Amico, regista e sceneggiatoie di cinema e televisione. Era nato a Loano il 27 dicembre del 1933. Come sceneggiatore Amico aveva collaborato con Bernardo Bertolucci a film come "Prima della rivoluzione" e "Partner", mentre tra le sue opere di regista cinematografico ci sono i film "Inchiesta", "Le cinque stagioni" ed "Io con te". Appassionato di jazz, Amico è stato tra i pochi registi a lavorare sul con "Noi insistiamo", ispirato ad un celebre lp di Max Roach. Prima di abbandonare l'attività a causa della malattia, stava lavorando a un film sul celebre chitarrista zigano, Reinhardt. Per la televisione aveva diretto "Le affinità elettive". I funerali si svolgeranno oggi alle 11 presso la chiesa del Quo Vadis.

 

Nello scorso novembre, all'età di 57 anni, è morto Gianni Amico. Con molti di not di Cinemasessanta Gianni aveva da tanto tempo un rapporto amichevole, fraterno con alcuni. La morte di un amico, di un amico fraterno, lascia, assieme al dolore, un senso di ribellione e impotenza, che fa sentire inadeguata qualsiasi parola. Interiormente Gianni era una persona estremamente ricca, e questa ricchezza l'aveva tutta investita nelle relazioni umane, come ben sanno quanti Io hanno frequentato, e nella sua opera. Dopo l'importante lavoro svolto, dal 1960 al 1965, come direttore della Rassegna internazionale del cinema latinoamericano di Santa Margherita e di Sestra Levante, si era trasferito a Roma dove, senza smettere di impegnarsi come organizzatore culturale nelle manifestazioni the intedevano promuovere il "nuovo cinema" (dapprima la Mostra internazionale del cinema libero di Porretta Terme e poi la Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro), inizia l'attività di cineasta, come documetarista, sceneggiature, autore.

I primi documentari (Noa insistiamo e Appunti per un film sul jazz) rivelano la sua spiccata vocazione cinematografica e, insieme, un'altra sua passione intellettuale, quella per il jazz. Cosi come la sua collaborazione alle sceneggiature di Prima della rivoluzione e di Partner evidenziano the il suo aurore per il cinema era soprattutto coinvolgimento, anche morale, per un cinema diffe , ua e a appuntio quello di Bertolucci o di Godard con cui sceneggia Vento Dell' Est, sceneggia Der leone have sept cabesas. E différente è la sua opera d'esordio, Tropici, il primo film prodotto dalla RAI. Girato in Brasile nel 1967, Tropici è una felice, personalissima sintesi di poética rosselliniana, misura stilistica, vigore narrativo: la sua testimonianza di verità è tale da far dire a Glauber Rocha the "Gianni A mico è un regista italiano più brasiliano di Pelé". Negli anni Settanta continua a lavorare con la televisione dirigendo due Tv/movie (L'Inchiesta nel 1970 e Ritorno nel 1972) e due sceneggiati (Le cinque stagioni nel 1974 e Le affinità elettive nel 1978), the restano tra gli esempi più persuasiva di come il linguaggio cinematograffco possa essere validamente impiegato in funzione del video. Solo nel 1983, grazie a Bernardo Bertolucci the glielo produce, riesce a fare il suo primo film per il grande schermo: Io con te non ci sto più, una commedia the non ha successo, e the Io costringe a lunghi anni di inattività cinematografica, durante i quali gira diversi servizi televisivi (tra cui bellissimo quello su Antonio Gramsci). Del 1989 è il suo ultimo film, Un aurore sconosciuto, prodotto anch'esso dalla televisione e tuttora inedito. Per ricordare Gianni riproponiamo un suo scritto the era stato pubblicato nel catalogo dell'edizione 1988 degli "Incontri Cinematografici di Sorrento, dedicati quell'anno al cinema brasiliano. È uno scritto the fa capire com'era Gianni, e quanto erano grandi la sua generosità e la sua intelligenza

 

BRUNO TORRI

BAHIA INCONTRA NAPOLI

di Edmarcia Alves de Andrade

Dall’8 al 12 marzo si realizza a Napoli l’evento culturale “Napoli Bahia – Quando le periferie sono centri”: parole, dei suoni e delle visioni dedicate allo “spirito musicale creativo”. L’obiettivo dell’evento é di realizzare un incontro importante tra le due culture, dello stato brasiliano di Bahia e di Napoli in Italia. Il paesaggio naturale e antropologico, economico e sociale, ma sopratutto musicale e culturale di questi due siti geografici, si avvicinano in modo sorprendente. Da tale evidenza nasce l’idea base del progetto, cioè di esprimere una documentazione visiva e videoartistica di questa relazione. Si vuole comunicare lo spessore e la concretezza sia della storia che dell’attualità di queste culture, passando dall’utopia di “tropicus mundi”, un segno della congiuntura tra il Mediterraneo e i Tropici.

Questa è la seconda versione dell’evento, dopo la prima che ha avuto parte nell’ottobre del 2000 a Napoli. L’interscambio musicale avrà come palco principale il Teatro Mercadante che ospiterà, a partire da venerdì 8 Marzo, Goffredo Fofi, Fabrizia Ramondino, il musicologo baiano Oscar Dourado, il filosofo Gabriel Trindade e numerosi altri intellettuali e artisti. Sono previste anche proiezioni cinematografiche, inaugurate dalla prima nelle sale di “Un posto al mondo” di Mario Martone, dove è prevista la presenza dell’autore.

I momenti musicali sono coronati da un concerto lunedì 11 sera con Daniele Sepe e la cantante baiana Graça Reis, che prende il titolo da “State vicino a me”, canzone degli anni ‘50, metafora dell’abbraccio musicale tra Napoli e Bahia.

L’iniziativa intende proseguire il viaggio nell’immaginario critico tra il Mediterraneo e i Tropici, tra musica, cinema e pensiero compiuto negli anni ’60 da Gianni Amico, il regista alla cui memoria é dedicata l’associazione presieduta da Fiorella Giovanelli, che studia anche le collaborazioni tra Amico, Bernardo Bertolucci e Caetano Veloso.

Di Gianni Amico, Enrico Ghezzi presenterà lunedì pomeriggio un nuovo montaggio di “Aí vem o samba”, mentre nel maxischermo di Piazza del Plebiscito verrà proiettato venerdì sera “Bahia de todos os sambas”, realizzato insieme a Paulo César Saraceni, dove partecipano, tra gli altri, João Gilberto, Dorival Caymmi, Gilberto Gil e Caetano Veloso. Quest’ultimo sarà a Napoli nel prossimo settembre per un nuovo episodio dell’incontro tra Napoli e Bahia.
Martedì al Teatro Mercadante sarà proiettata una sua intervista su questo progetto e verrà presentato da musicisti come Lea Costa e studiosi come Roberto Vecchi, un percorso sul tema musica-poesia presente nella sua opera.

La manifestazione, organizzata da Immaginare l’Europa, da’ ragione ad una città come Napoli capace di stimolare la comunicazione musicale e culturale tra i cittadini di tutto il pianeta, innalzandosi come capitale dell’incontro tra le diverse etnie, vero simbolo della globalizzazione.

Per saperne di più:
Immaginare L’Europa infoline 06.5884008
website: Imageuro.net

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