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Caro
Silvestri, ho davanti agli occhi la pagina
che, con uno di quei titoli felici the
sanno trasmettere tutta l'emozione del
fatto, avete voluto dedicare a Glauber
Rocha.
Che
la morte di Glauber abbia avuto in tutto
il mondo un'eco tanto vasta e commossa
è di per sé consolante. E'la prova che,
nonostante le apparenze, ancora si distingue
la genialità dalla routine.
Mi'
ha fatto molto male perà la frase the
conclude il tuo articulo: "In un
nessun paese ornai aveva amici".
Mi ha fatto male perchè sono uno dei tanti,
tantissimi che in questi giomi hanno pianto
il fratello e il Mae-ro, a Rio come a
Roma, a New York come a La Habana.
Ma evidentemente non si tratta di questo.
Il fatto che questa frase arriva dopo
altre analoghe, apparse in articoli talvolta
di un'irritante vogarità, the dipingono
Glauber come un uomo solo, finito, morto
già prima di morire. Emerge cos! la Intenza
a dividere la sua vita in due parti: la
prima buona, la secunda cattiva. Questo
metodo quasi sempre scorretto, rel caso
di Glauber è intollerabile.
Glauber
Rocha era baiano, di Vitoria da Conquista
e, come cantano i poeti Eu fico contente
da vida em saber que a Bahia è Brasil".
Era, come tu serivi surrealista futurista,
dadaista, mistico e marxista. Insomma
un artista dei Tropici: Rivoluzionario
e Maledetto. Ed era orgoglioso di esserlo.
Nel 1967, a 28 anni, aveva già realizzato
due film ( Deus c o Diabo - Terra em
Transe) che hanno segnato il
cinema di una generazione, era il leader
indiscusso e adorato dei cineasti brasiliani
the in lui avevano subito riconosciuto
un profeta, era un punto di riferimento
teorico fondamentale per tutto il Terzo
Mondo. Avrebbe pótuto benissimo, come
fanno quasi tutti, vivere della sua fama,
Ma Glauber che aveva visto nascere la
speranza per il popolo della fame di esistere
e di esprimersi anche rol cinema, avrebbe
dedicato la vita alla realizzazione di
questa utopia.
Viaggiando
da un capo all'altro della terra come
in trance, aveva capito the il baratro
fra il suo mondo e quello degli altri
(il "gap tecnologico", mi pare
si dica così) era tragicamente destinato
ad aumentare, le pressioni su quella
cultura the appena vagiva destinata a
diventare sempre più violente.
E'
allora the Glauber, in sintonia con Caetano
e Gil, amici da sempre, si riallaccia
al momento più radicale della storia della
cultura brasiliana, la ricognizione modernista
di Oswald De Andrade e della settimana
d'arte moderna dei '22 a San Paulo, e
rilancia il tropicalismo. Risorgendo dal
corre profondo dei Nordeste il tropicalismo
si riveste di colori primitivi. I suoi
nuovi poeti sono cresciuti fra "creature
brutte e morte the tendono la mano".
Per Glauber la frontiera tropicalistica
è la frontiera della sopravvivenza, l'ultima
difesa della propria identità. L'atto
tropicalista originario, sul quale Oswald,
(un artista per tanti versi a lua così
vacino) aveva fondato la sua teoria: -
Un indio mangià il primo vescovo sbarcato
sul suolo brasiliano, il vescovo Sardinha
- per Glauber ha un significato inequivocabile:
per il popolo della fame l'unica arma
di difesa è la propria fame, per il selvaggio
l'unico modo di vincere il nemico è mangiarlo.
Nel '68 il regime si irrigidisce: il tempo
di finire Antonio das Mortes e
per Glauber è l'esilio. L'Europa sogna
la rivoluzione, anche sulla pelle dei
Terzo Mondo, in Bolivia il Che è
già morto, in Brasile i compagni di Glauber
cadono nelle strade e nelle galere. Glauber
corre frenetico da Santiago a La Habana,
da La Habana a New York inseguendo il
progetto di un film the non riesce a realizzare:
America nuestra - !'Eldorado.
Mercenario
della poesia è costretto a fare il film
dove gli capita. Canta in un film di Jean-Luc
Godard "Attenzione, tutto è pericoloso,
tutto è divino meraviglioso". L'esilio,
the in certa periodi gli viene imposto
e in altri egli stesso sceglie per rigore
morale - era di educazione protestante
- lo spinge a radicalizzare la ricerca
formale. I film realizzati in Spagna,
in Africa, in Italia, sono bollati dalla
scomunica. L'accusa è delle peggiori:
"sperimentali".
Verso
la metà degli anni '70 Glauber pensa the
gli amici, al di là come al di qua dell'oceano,
si preoccupino esclusivamente della gestione
della sconfitta. Per Glauber Rocha "è
difficil acordar calado" (difficile
svegliarsi muto), egli sa the "amanha
vai ser outro dia". Convinto the
in politica si ha il dovere di essere
ancor più creativi the nell'arte, non
ci sta. Un giorno, in Portogallo, ancora
in esilio dichiara in un'intervista di
áppoggiare la candidatura dei generale
Euler alla presidenza della Repubblica.
La sinistra, soprattutto in Europa, grida
alio scandalo. La sentenza questa volta
è "tradimento". Un anno dopo
intorno alla candidatura di Euler si riunisce
quasi tutta la sinistra brasiliana. Ma
Glauber ha già cambiato cavallo, ora punta
su Figueredo e sulle sue promesse di apertura,
convinto the la questione democratica
sia diventata per il Brasile il problema
di fondo. Oggi credo sia difficile trovare
qualcuno the non concordi con questa
posizione.
Tornato in Brasile si getta nel dibattito
politico, è l'animatore di una trasmissione
"live" televisiva, dal titolo
programmatico di "Abertura",
the in poche settimane raggiunge un indice
di ascolto tale da rappresentare un fatto
del tutto nuovo nella comunicazione di
massa brasiliana. Glauber porta nelle
case le parole d'ordine della democrazia
e dell'amnistia.
Al
suo ritorno però aveva visto svanire uno
dei suoi sogni; quello the la sua terra
si fosse conservata immacolata, estranea
a quel processo di omologazione culturale
di cui qui ir. Europa aveva visto i primi
segni, gli stessi denunciati da Pasolini.
Glauber era un uomo di parte se mai ne
è esistito uno. Di parte e sempre della
stessa. Per lui era il momento di inventare
un nuovo "cinema novo", di ripartire
per altre avventure. Moltiplica la sua
attività di teorico e polemista. Dell'opinione
the il nemico meriti solo disprezzo, le
polemiche (di un'incredibile violenza,
piene di terribili insulti lanciati come
anatemi) sono un privilegio riservato
agli amici, ai fratelli, ai compagni.
Ma
Glauber era soprattutto un cineasta. Subito,
appera a casa, aveva realizzato Di
Cavalcanti. Assoluto, e come
tutti i suoi film, profetico. Ancora una
volta un atto antropofagico. Glauber coglie
nella morte di Di Cavalcanti l'occasione
per operare una sintesi delirante e visionaria
della cultura brasiliana, per poi inghiottirla
in un boccone solo come fosse un acarajé.
Un modo forse per recuperare in un istante
il. Brasile the per anni gli era stato
- e si era - negato. Ma Di Cavalcanti
è anche un poema-meditazione sulla
morte. Da sempre Glauber era ossessio
nato dalla morte, ora la morte sembrava
accerchiarlo. In pochi mesi gli aveva
preso alcune delle persone più care e
fra loro, Anecy, la sorella adorata e
idolatrata, attrice poetica come poche
altre del cinema novo. Morti assurde in
banali incidenti. Era morto anche Paul
Emilio Sales Gomez, maestro venerato,
the aveva fatto scoprire il cinema al
Brasil-con un saggio dedicato ad un altro
regista maledetto, per uno strano scherzo
del destino anch'egli morto prima del
tempo di una malattia ai polmoni: Jean
Vigo. Erano morti Rossellini e Pasolini,
il santo della pare e il santo della guerra.
Il primo per Glauber era il papa ecumeni
co dei cineasti liberi del mondo (e fra
i tanti premi vinti quello di cui Glauber
era più orgoglioso era proprio il premio
speciale della giuria che, Rossellini
presidente, a Cannes l'anno di Fadre
padrone aveva voluto assegnare al
suo cortrometraggio Di Cavalcanti),
il secondo era per lui l'ultima
coscienza profetica dell'Occidente. Di
Pier Paolo parlava come del Cristo reincarnato.
La sua morte lo aveva sconvolto quarto
quella di Anecy.
Ma
Glauber non si sentiva assediato soltanto
dalla morte, il mostro ha sette teste,
come il titolo del tuo articolo ricorda,
la cultura del popolo della fame gli sembrava
ogni giorno più minacciata. Finalmente
si dedica alla realizzazione del suo sogno
America nuestra - l'Eldorado divenuto,
dopo molte stesure, A idade da Terra.
Ne ho visto solo un rullo nella primavera
del '79 a Rio, mentre Glauber era al montaggio
in una villetta dell'Urca. Glauber nudo,
in una nuvola di fumo il sonoro ad un
volume altissimo, montava il film urlando
e gesticolando come un direttore d'orchestra.
Più selvaggio the mai. Di quel rullo mi
sono rimasti negli occhi immagini sublimi.
Nell'anno
e mezzo the dura il montaggio del film
Glauber, con le sue provocazioni intellettuali,
accende il dibattito politico-culturale
del paese. Lancia le sue grida. I giornali
annunciano il giudizio finale Glauber
Rocha è pazzo. Glauber non si è tirato
indietro ed ha affrontato il tema della
propria follia in interviste ai quotidiani
più autorevoli. "Secondo il mio
psicanalista Eduardo Mascarenhas non sono
pazzo. Anche a parere di alcuni dei migliori
lacaniani del paese non lo sono. Secondo
i giornali the pubblicano i miei testi
chiara e lucidi non sono pazzo. Forse
stanno scambiando per follia la mia lucidità".
E
arriviamo alla prima del film, o meglio
alla sua "versione italiana"
(e Glauber è noto detestava il doppiaggio).
A Venezia, non più di un an no fa. Quello
the le indigna nelle reazioni al film
non sono certo le riserve o le stroncature
violente, il fatto the il suo "montaggio
nucleare" (Glauber e stato uno dei
più straordinari montatori della storia
de] cinema, nel montaggio materializzava
l'ossessione Eisensteniana) non abbia
destato sensazioni. Lo indigna il fatto
the una platea, quella di una critica
cinematografica alla quale sapeva di dovere
mol tissimo, orai platea di. uomini the
conosceva in buona fede, abbia sentito
estraneo lontano il suo discor o, come
se non li riguardasse. Questa volta toccava
a Glauber sentirsi tradito. Reagisce a
suo modo, con il suo "linguaggio".
Perchè Glauber pretendeva di essere cosi
libero (così amato) da non sentirsi obbligato
a usare il codice degli altri.
Cosi,
quando negli ultimi tempi diceva the Francas
Ford Coppola era 11 diavolo, voleva soltar
o dire the la politica degli altissimi
costa , dei film da trenta mil i, ni di
dollari, cancellava come un colpo di spugna
le conquiste di vent'anni di lavoro, riportava
di colpo la cinematografia dal Terzo
Mondo allo stato di coloria. Il leone,
appunto, stava mostrando un'altra testa.
Che not ci dichiarassimo estranei al problema,
per Glauber, uomo di parte era biologicamente
impossibile capim. La sua morte, come
le morti di questi tempi, come quella
di Pier Paolo edi John Lennon, è subito
simbolica. L'ha ucciso, e non poteva essere
altrimenti, il cancro del sottosviluppo:
l'incompetenza. L'incompetenza dei medica
ed il sottosviluppo di un paese vacino
a noa. Sembra così the sia morto gridandoci
un'ultima volta la sua convinzione the
i confini del Terzo Mondo sono ogni giorno
più inverti.
"Glauber
Rocha - nem morto - brocha" ha detto
un poeta alle sue esequie. Tradotto nella
nostra lingua significa the Glauber non
ha bisogno di avvocati difensori né oggi
né tantomeno domani. "Temos bananas-
pra dar e vender".
Ho
voluto ugualmente scrivere questa lettera.
Per onestà verso í lettori, per un atto
d'amore por aquele louco do Glauber Rocha.
"U sertao vai virar mar - o mar
vai virar sertao".
Gianni
Amico
Roma
27 Agosto 1981
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